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Un round ai Benetton nella partita Atlantia Ora si aspetta Cdp

La famiglia Benetton ha centrato il suo obiettivo, bloccare il progetto di scissione del 55% di Aspi controllato da Atlantia (complessivamente ha l’88%). Insieme alla Fondazione Crt – come era stato annunciato – ha votato contro la scissione. Si è trattato però di una vittoria ai punti, non un ko, perché nessuno ha raggiunto il quorum deliberativo necessario, i due terzi del capitale presente (era un’assemblea straordinaria). Ha votato il 72,32% del capitale; di questo, poco più della metà (1.167 soci, per un totale del 51,80% del capitale presente) si è espresso per la proroga dei termini della scissione, dal 31 marzo al 31 luglio, mentre il 48,06% ha votato contro (Benetton, e Fondazione Crt); lo 0,14% del capitale si è astenuto. I fondi hanno votato compatti per la proroga, da Gic a Hsbc, a Tci (ma a quanto risulta solo con l’1% del capitale) a Norges bank, a Lazard, in sintonia con i proxy advisor.
Del resto, ieri la vera posta non era vincere, ma solo bloccare la proroga (e tutto sommato può darsi che agli stessi Benetton non interessasse forzare troppo la mano, né cercare alleati in questa fase).
I giochi veri si faranno dopo. A partire dalla nuova proposta, che secondo le attese verrà approvata dal consiglio di Cdp domani (insieme ai conti). È possibile che già in nottata, o il giorno dopo, venga sottoposta ad Atlantia. Ed è lì che i Benetton si preparano a giocare duro: il loro auspicio, pubblicamente dichiarato, è che l’offerta venga negoziata prima e valutata poi con la massima attenzione dal cda di Atlantia. E sottoposta all’assemblea.
I consiglieri di Atlantia sono preallertati per un cda giovedì; potrebbe slittare di qualche ora, ma comunque a botta calda non dovrebbe prendere nessuna decisione. Ma le riflessioni saranno probabilmente già in corso, anche perché il canovaccio è quasi definitivo, a questo punto: un’offerta cash che valorizza tutta Aspi 9,1 miliardi, un congruo sconto sulle garanzie a fronte dei possibili danni legali (la cordata guidata da Cdp potrebbe limitarsi a 500 milioni) e l’impegno a restituire ad Atlantia, per la parte di sua competenza, i ristori che arrivassero a fronte del mancato traffico causa Covid (si ragiona di 400 milioni).
Da fonti di mercato sembra che l’amministratore delegato diAtlantia, Carlo Bertazzo, abbia preso a considerare con più attenzione anche le istanze dei Benetton. Il management ha sempre sottolineato che le istanze di tutti gli azionisti vanno valutate e non c’è dubbio che anche Edizione rientri tra questi. E dopo che Benetton ha messo in primo piano le sue aspettative, è logico che anche i vertici aziendali ne prendano atto. Si vedrà come evolverà la partita. Il primo passaggio del cda è valutare l’offerta Cdp e se viene considerata ricevibile demandare la scelta finale all’assemblea. Ma non basta, dovrà anche decidere se debba essere straordinaria oppure ordinaria. I quorum per decidere sono molto diversi e anche azionisti “di peso” come Edizione sarebbero avvantaggiati da un’assise ordinaria. C’è da scommettere che i legali (in prima fila Franco Gia nni) sono stati già allertati per studiare gli aspetti giuridici. Prima però deve arrivare la nuova offerta. Intanto Atlantia ha chiesto all’ex ad Giovanni Castellucci la restituzione delle stock option, come aveva fatto per le rate di buonuscita già versate.
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