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Un restyling dell’Iva a due vie

Due sole aliquote Iva (dalle 4 attuali), una per i beni di prima necessità e l’altra ordinaria. È questo il cuore del restyling dell’Iva a cui sta pensando il ministero dell’economia. Rimettere mano alla tassazione sui consumi è, dunque, un’idea tutt’altro che accantonata in via XX Settembre. Tanto che, in un più ampio disegno di riforma dell’imposizione fiscale, il progetto torna alla ribalta. È Fabrizia Lapecorella a dare anticipazioni sulle ipotesi allo studio, nell’audizione sulla riforma dell’Irpef presso le commissioni riunite di camera e senato, lo scorso 26 marzo 2021 (si veda ItaliaOggi del 27/3/21).

«Un’ipotesi di riforma», scrive il neo confermato direttore del dipartimento delle finanze nel documento depositato in commissione, «potrebbe essere quella di prevedere una rimodulazione delle aliquote Iva e il passaggio a due aliquote: un’aliquota ridotta, intermedia tra il 5% e il 10%, da applicare a beni di prima necessità, tra cui i beni alimentari; e un’aliquota ordinaria, eventualmente ridotta di uno o due punti rispetto a quella del 22% attualmente in vigore».

Lapecorella supera anche l’obiezione che essendo le aliquote più basse destinate a prodotti di beni di prima necessità un loro ritocco verso l’alto andrebbe a danneggiare i consumatori/famiglie più poveri: «Sebbene la proposta di uniformare le attuali aliquote ridotta e super ridotta, prevedendo un’aliquota intermedia, comporti un aumento dell’imposta per i beni assoggettati al 4%, tale aumento sarebbe compensato dalla riduzione dell’aliquota del 10% e, eventualmente, dalla riduzione dell’aliquota ordinaria. Analizzando l’incidenza dell’Iva sul reddito delle famiglie prima e dopo l’applicazione della riforma» continua il dirigente del mineconomia, «sarebbe auspicabile osservare una maggiore diminuzione dell’incidenza per le famiglie con minore reddito disponibile equivalente. La scelta delle aliquote da applicare nella riforma dipenderà da eventuali esigenze in termini di gettito e dagli effetti redistributivi».

Sulle aliquote Iva i margini di manovra dovranno essere coordinati con quanto accade in Europa. È sempre il capo del dipartimento delle finanze a ricordare che «una maggiore libertà di manovra nella applicazione delle aliquote Iva, potrebbe essere riconosciuta agli Stati membri qualora venisse approvata la proposta di direttiva di revisione delle aliquote Iva, attualmente in discussione».

Il perimetro in cui si muoverebbe il ministero dell’economia è quello innanzitutto di tracciare per diversi scenari gli effetti sul gettito. « In particolare», recita il documento, «potrebbero ipotizzarsi interventi per la riduzione del numero delle aliquote, ipotizzando misure intermedie rispetto a quelle vigenti, o la ridefinizione degli attuali panieri di beni e servizi assoggettati alle diverse aliquote, anche al fine di rendere più facile la loro individuazione evitando così errori o elusioni nell’applicazione dell’imposta».

La riduzione del numero delle aliquote Iva e l’applicazione delle aliquote ridotte solo per categorie di beni e servizi limitate e chiaramente definite, per il ministero dell’economia, favorirebbe la corretta applicazione dell’imposta, ma occorrerebbe valutare comunque gli effetti che tali interventi potrebbero produrre oltre che sul gettito fiscale sui prezzi al consumo, influenzando la dinamica del mercato.

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