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Un recupero crediti più facile

Recupero crediti con qualche ostacolo in meno: il debitore avrà meno tempo per presentare opposizioni e per le somme non contestate si passa subito al pignoramento. L’ennesimo intervento sul processo civile è dovuto al decreto legge sul crac delle banche approvato dal consiglio dei ministri del 29 aprile 2016, nelle parti in cui si occupa di procedure esecutive e concorsuali (si veda ItaliaOggi del 30 aprile scorso).

Il dl sarà pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale. Per i termini delle opposizioni agli atti esecutivi, però, è un ritorno a dieci anni fa, quando già il codice di rito prevedeva un termine brevissimo per l’avvio del giudizio. Il nodo del recupero crediti è visto sempre nelle procedure, che consentono ancora la possibilità di sfruttare lungaggini e trabocchetti.

Vediamo quali sono le misure varate d’urgenza.

Il primo punto è rappresentato dall’abbreviazione dei termini per la presentazione da parte dei debitori della opposizione agli atti dell’esecuzione. Si tratta, innanzitutto, della procedura disciplinata dall’art. 617 cpc, con la quale il debitore può contestare la regolarità formale del titolo esecutivo, del precetto e, più in generale, degli atti dell’esecuzione. Per queste opposizioni il codice di procedura civile, prima del 2006, prevedeva il termine brevissimo di cinque giorni. Il decreto legge 35/2005 ha allungato il termine agli attuali venti. Ora il governo torna alle origini con un accorciamento del termine. L’intervento in sé potrebbe risultare un palliativo, anche se il debitore incontra maggiori difficoltà per sbarrare la strada al pignoramento. Naturalmente se il debitore è esperto di procedura e non lascia scadere il termine (anche se ridotto), allora il problema delle lungaggini si riproporrà tale e quale.

Il secondo intervento riguarda la possibilità di pignorare una volta ottenuto dal giudice il decreto ingiuntivo. Il decreto legge in esame ha previsto che il giudice deve disporre la provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo per le somme non contestate, anche in presenza di una opposizione del debitore. Bisognerà verificare il reale impatto di questa disposizione, considerato che con le norme vigenti si può ottenere lo stesso risultato (articolo 186-bis del codice di procedura civile).

L’opposizione di cui si parla è quella contro il decreto ingiuntivo. Questa opposizione non potrà sospendere la possibilità di pignorare per la parte di credito non contestata. Quindi si avranno in parallelo l’opposizione contro il decreto ingiuntivo (per la parte di credito contestata) e l’esecuzione sui beni del debitore sulla parte di credito non contestata. Naturalmente queste cautele hanno un effettivo impatto sul recupero dei crediti, se il debitore è solvibile. Molto spesso il recupero del credito è ostacolato dal fatto che non si hanno notizie sui beni aggredibili e quindi lo sblocco o la velocizzazione procedurale non sempre concorrono al raggiungimento dell’obiettivo sostanziale. Con un’altra norma si interviene sulle modalità di vendita in un’asta giudiziaria, ammettendo che l’acquirente del bene possa indicare l’assegnazione dello stesso a un soggetto terzo.

Il decreto interviene, poi, anche sulla legge fallimentare (n. 267/1942). Per rendere più celeri le procedure fallimentari si introduce la possibilità di utilizzare le tecnologie telematiche per le udienze e per le adunanze dei creditori. Il meccanismo delle convocazioni e delle votazioni (si pensi alle fasi del concordato) è ancora farraginoso e il decreto scommette sulle potenzialità dei sistemi informativi telematici. Una spinta indiretta a evitare lungaggini è, poi, rappresentata dalla possibilità di revoca del curatore fallimentare, che non rispetta i termini fissati per la procedura. Viene anche istituito presso il Ministero della giustizia un registro digitale delle procedure esecutive e concorsuali, le quali dovranno essere tutte digitalizzate. Il decreto legge interviene, infine, sui contratti di finanziamento stipulati tra istituti finanziari e imprese, sdoganando il patto marciano (potrà essere applicato, rinegoziando, anche ai contratti pendenti): nel caso di finanziamento con garanzia di un bene immobile (diverso dalla residenza dell’imprenditore) le parti potranno stipulare un contratto di cessione del bene alla banca in caso di inadempimento del debitore. Se il valore del bene al momento della cessione è superiore al debito residuo, la banca verserà al debitore la differenza. Se il valore del bene è inferiore al debito residuo, il debitore non dovrà pagare più nulla alla banca.

Antonio Ciccia Messina

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