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Un Recovery Plan per l’editoria

Gli editori di giornali chiedono interventi specifici per l’editoria all’interno del Recovery Plan. Transizione al digitale, formazione professionale in chiave multimediale e modernizzazione della rete distributiva sono le macro-aree in cui concentrare il rilancio su misura del settore. Tre ambiti che hanno in comune il fil rouge dell’innovazione e, quindi, rientrano pienamente nello spirito del Recovery Plan europeo, secondo la Fieg (Federazione italiana editori giornali) che ha ricordato anche quale è lo stato di salute attuale del comparto. Nel 2020, la stima dell’associazione è che i ricavi del settore siano diminuiti di oltre 600 milioni di euro a causa di una crisi già in corso e poi aggravata dalla pandemia. Infatti, già dal 2007 e fino al 2019 si registrava un calo del fatturato complessivo del 60,5%, scendendo a quota 2,7 miliardi di euro, con i ricavi da vendite a -50,5% e la raccolta pubblicitaria giù del 73%. In parallelo le edicole rimaste sono 27 mila (da 35 mila) e le aziende della distribuzione meno di 60 mila (da 150 mila che erano).

Se però la crisi dell’editoria va oltre le conseguenze della crisi sanitaria ed economica, è il ragionamento della Fieg, allora si rendono necessari interventi e risorse significativi. Per questo «proponiamo nel Recovery Plan un progetto che sia specifico per l’editoria, che contrasti il rischio di desertificazione del panorama dell’informazione e promuova l’innovazione e la trasformazione digitale del settore», ha affermato ieri Andrea Riffeser Monti, presidente Fieg, durante la sua audizione sul Piano nazionale di ripresa e resilienza alla Commissione Affari costituzionali del Senato. Dichiarazione che punta a far inserire nel piano un capitolo di spesa dedicato, invece che essere ricompreso nella più generica missione di digitalizzare e aumentare la competitività del sistema produttivo italiano.

Nel dettaglio, infatti, la Federazione degli editori chiede aiuti per «la transizione al digitale, sostenendo i processi di trasformazione digitale con contributi sulle spese per la digitalizzazione, per la multimedialità, per la gestione delle piattaforme, per la formazione digitale, per il miglioramento dell’efficienza aziendale». Sul fronte della formazione, si chiede un’azione per favorire l’ingresso nel comparto di figure professionali in grado di creare contenuti per le varie piattaforme digitali oggi in uso.

Infine, emerge la necessità di modernizzare il sistema distributivo sia dal punto di vista delle edicole (ancora da informatizzare) sia prevedendo un sistema di consegna a domicilio dei giornali. Quest’ultimo, in particolare, rappresenta l’ultimo importante miglio che collega i giornali ai lettori ma i disguidi di ricezione inducono molti a cancellare gli abbonamenti cartacei. Anche nel 2020 le disdette hanno quasi equiparato le nuove sottoscrizioni, peraltro in crescita a causa delle restrizioni di movimento.

Transizione al digitale, formazione multimediale e modernizzazione della rete distributiva sono temi già contenuti nel progetto Editoria 5.0, reso noto dall’ex sottosegretario all’editoria Andrea Martella e già oggetto di confronto tra il governo Conte e le aziende del comparto. Ora, col nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi e col nuovo sottosegretario all’editoria Giuseppe Moles, l’intenzione della Fieg è assicurare le risorse per proseguire lungo lo stesso percorso di rilancio. Peraltro, proprio per spiegare agli italiani l’importanza del Recovery Plan e di come verranno allocate le sue risorse (oltre 200 miliardi di euro), ha concluso Riffeser Monti, «Fieg sottolinea l’importanza di una campagna di informazione sui giornali, online e cartacei, per garantire un’adeguata ed efficace copertura dell’intero territorio nazionale».

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