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Un Recovery plan da 221,5 mld

Il Recovery plan italiano, che l’esecutivo Draghi ha messo a punto e che andrà al vaglio della Commissione Ue, prevede investimenti complessivi per 221,5 mld di euro. Di questi, 191,5 mld saranno sostenuti da finanziamenti e sovvenzioni messi in campo tramite il Piano di ripresa e resilienza (Recovery and Recilience Facility – RRF). La restante parte, pari a 30 mld, verrà erogata da un fondo complementare (i cui stanziamenti sono in tabella); questo, a differenza del Recovery plan in senso stretto (Pnrr), non avrà alcun obbligo di rendicontazione a Bruxelles e, in alcuni casi, disporrà scadenze più lunghe rispetto al 2026 per sostenere gli interventi più complessi. Il fondo complementare (che, tra le altre cose finanzia ecobonus e sismabonus al 110% per 8,25 mld) seguirà, comunque, le medesime procedure abilitanti del Pnrr e gli interventi finanziati saranno soggetti alle stesse attività di monitoraggio previste dal piano europeo. Più in generale, gli investimenti vengono suddivisi in «componenti», raccolte in 16 assi, a loro volta riunite in sei missioni. Eccole.

1) Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura. Include investimenti in p.a.; transizione digitale, anche per il privato; banda ultralarga; aiuti alle filiere, all’internazionalizzazione e alle tecnologie satellitari; rilancio digitale e sostenibile di turismo e settori culturali. A questa missione vengono destinati 42,5 mld di euro, pari al 22% del totale;

2) Rivoluzione verde e transizione ecologica. Contempla investimenti e riforme in: economia circolare e gestione dei rifiuti; energie rinnovabili; potenziamento delle reti elettriche; incentivi per incrementare l’efficienza energetica degli edifici; misure contro il dissesto idrogeologico e investimenti in infrastrutture idriche; sostegni alla produzione e all’uso dell’idrogeno. A disposizione 57 mld, pari al 30% del totale;

3) Infrastrutture per una mobilità sostenibile. Finanzia investimenti in: trasporti ferroviari ad alta velocità; linee ferroviarie regionali; digitalizzazione della catena logistica e creazione dello sportello unico doganale. Sul piatto di questa missione 25,3 mld di euro, pari al 13% del totale;

4) Istruzione e ricerca. Questa missione sostiene: asili nido, scuole materne e prima infanzia; il piano scuola 4.0 per il cablaggio e la creazione di aule didattiche di nuova concezione; la formazione degli insegnanti; il risanamento strutturale degli edifici scolastici; lo sviluppo degli istituti professionalizzanti; il rafforzamento della filiera della ricerca e del trasferimento tecnologico; la partecipazione ai grandi progetti europei di innovazione tecnologica (Ipcei). Le risorse stanziate su questo capitolo ammontano a 31,9 mld di euro, pari al 17% del totale;

5) Inclusione e coesione. Quest’area del Recovery plan finanzia: politiche attive del lavoro; centri per l’impiego; l’imprenditoria femminile; rafforzamento dei servizi sociali; rigenerazione urbana in comuni sopra i 15 mila abitanti e periferie; infrastrutture nelle Zone economiche speciali. Budget: 19,1 mld, il 10% del totale.

6) Salute: l’ultima missione punta a rafforzare i servizi sanitari sul territorio, anche mediante digitalizzazione. Sostiene investimenti in: case e ospedali di comunità; assistenza domiciliare e telemedicina; attrezzature diagnostiche e infrastrutture; raccolta dati e ricorso al fascicolo sanitario elettronico; formazione per il personale; ricerca biomedica. Lo slot di risorse è di 15,6 mld, pari all’8% del totale.

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