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Un protocollo per le crisi aziendali

Il primo contratto collettivo nazionale di Federdistribuzione (dopo l’uscita da Confcommercio nel 2011) e Fisascat, Filcams e Uiltucs nasce sotto il segno dell’unità sindacale, ritrovata attorno a un accordo, siglato ieri sera, che restituisce ai 300mila addetti del comparto la contrattualizzazione dei 61 euro di aumenti, erogati in maniera unilaterale da Federdistribuzione, a partire da maggio 2016, a cui se ne aggiungono ulteriori 24 per un aumento totale di 85 euro al quarto livello, quello medio di riferimento. A questi vanno aggiunte 2 una tantum che nel complesso valgono circa 900 euro: 500 euro a febbraio del 2019 e 389 a marzo del 2020.
Il contratto dà una cornice di regole peculiari alla distribuzione moderna organizzata (di cui fanno parte le grandi imprese della distribuzione, da Esselunga a Carrefour, fino ad arrivare a Auchan, Leroy Merlin, Ikea, Pam, Panorama, Rinascente, Coin, Decathlon, Ovs, Zara, Metro, Despar solo per citare alcune catena) che costruisce così una bilateralità ad hoc, crea un suo fondo sanitario integrativo ma mantiene il For.te (fondo per la formazione) e il Fon.te (fondo previdenziale). E si attrezza per il futuro con un protocollo per la gestione delle crisi aziendali.
La firma di ieri chiude un ciclo negoziale di oltre cinque anni: la decorrenza sarà dal primo gennaio al 31 dicembre 2019. Per Maria Grazia Gabrielli, segretario generale della Filcams, il nuovo contratto «dà un quadro normativo e salariale certo ai lavoratori, per anni privati di un punto di riferimento». E poi contribuisce «al raggiungimento di condizioni omogenee, evitando discriminazioni salariali e normative tra lavoratori che prestano le stesse attività nel medesimo settore», aggiunge la sindacalista. Il segretario generale della Fisascat Cisl, Davide Guarini, lo considera «il completamento della complicata stagione dei rinnovi nel terziario. Riallinea il trattamento economico alle previsioni del settore commerciale, e dà ai tanti addetti provati da crisi aziendali e da prestazioni di lavoro rese anche in giornate sensibili come le domeniche, un punto di riferimento certo e inviolabile, anche rispetto al sistema della bilateralità a misura di grandi imprese e alla gestione delle gravi crisi».

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