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Un processo online per 17 mila

Sono oltre 17 mila i professionisti iscritti al Sigit, il portale informatico della giustizia tributaria da cui passano i processi fiscali online. A questi si aggiungono 7 mila dipendenti degli enti impositori, dalle agenzie fiscali agli enti locali. Complessivamente le parti hanno depositato più di 320 mila atti digitali dall’inizio della sperimentazione, partita il 1° dicembre 2015 nelle Ctp e Ctr di Umbria e Toscana e poi gradualmente estesa al resto d’Italia. Solo nel 2017 i depositi sono stati 241 mila, su un totale di 1.183.040 atti, vale a dire il 20% del totale. Ma a partire da agosto 2017, ossia da quando il processo tributario telematico (Ptt) ha abbracciato l’intero territorio nazionale, tale dato è cresciuto al 27%, facendo registrare fino al 31 gennaio 2018 oltre 202 mila depositi online, su un totale di 745 mila (si veda tabella in pagina). È quanto emerge dal primo rapporto sulla digitalizzazione del contenzioso tributario, predisposto dalla direzione giustizia tributaria del dipartimento delle finanze. Il Ptt è stato introdotto dal dl n. 98/2011, ma, tra cambi di governo e perfezionamento degli aspetti normativi, procedurali, informatici e di privacy, ha potuto fare il suo debutto solo quattro anni dopo. A dicembre 2015 il test è partito in Umbria e Toscana, nel 2016 si sono aggiunte le commissioni tributarie di altre sei regioni (Abruzzo, Molise, Liguria, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto), per poi arrivare nel 2017 alla messa a regime in quattro step (il 15 febbraio la sperimentazione ha raggiunto Basilicata, Campania e Puglia, il 15 aprile Friuli Venezia Giulia, Lazio e Lombardia, il 15 giugno Calabria, Sardegna e Sicilia e il 15 luglio Marche, Valle d’Aosta, nonché le province autonome di Bolzano e Trento).

Ad oggi il rito telematico è ancora una facoltà per le parti, che possono comunque ricorrervi a prescindere dalla modalità prescelta dalla controparte nella medesima controversia. Il Mef aveva già auspicato nei mesi scorsi un intervento legislativo che prevedesse l’obbligatorietà del Ptt a partire dal 2018 e l’intervento aveva «sfiorato» il treno dell’ultima manovra di bilancio, senza tuttavia trovarvi spazio. Le incertezze dell’attuale fase politica potrebbero comportare qualche ulteriore ritardo, anche se il passaggio è dato dagli addetti ai lavori come inevitabile, al pari di quanto già avvenuto nel campo civile e amministrativo. Nel frattempo sia i professionisti sia gli enti impositori stanno testando sul campo le funzionalità del Sigit, con una partecipazione a macchia di leopardo nelle diverse aree del paese. A livello regionale le maggiori percentuali di depositi telematici nel corso del 2017 si sono registrate in Friuli Venezia Giulia (34,5%), Lazio (28,2%) ed Emilia-Romagna (28,1%), mentre le regioni più «cartacee» si sono rivelate essere Basilicata (4,8% di depositi online), Sardegna (5,5%) e Sicilia (9,1%).

In ambito provinciale, la top 5 delle Ctp con i tassi più alti di atti depositati digitalmente comprende Asti (77,2%), Bologna (60%), Rovigo e Trieste (58,1%) e Genova (57,4%). Se si limita l’analisi ai soli ricorsi e alle controdeduzioni, ossia gli atti principali per la costituzione in giudizio, sul gradino più alto del podio rimane comunque Asti (51,5%), seguita da Reggio Emilia e Pordenone (entrambe con il 47,6%).

Valerio Stroppa

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