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Per un prestito di sei mesi niente veti Ue

L’annosa e drammatica vicenda di Alitalia è ormai arrivata sul tavolo della Commissione europea, che ieri ha spiegato di essere in «contatto costruttivo» con il governo italiano. Le regole comunitarie consentono la concessione dell’aiuto pubblico a una società in difficoltà, ma nel rispetto di una serie di precise condizioni. Tra queste, l’impegno a rimborsare l’eventuale aiuto o in alternativa ad adottare un piano di ristrutturazione entro sei mesi.
«La Commissione europea è sempre pronta a discutere con i paesi membri eventuali scelte in linea con le regole europee – ha detto qui a Bruxelles un portavoce dell’esecutivo comunitario –. Siamo in contatto costruttivo con l’Italia». La presa di posizione è giunta ieri mattina dopo che il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda ha parlato della possibilità per il governo italiano di concedere alla compagnia aerea un prestito ponte di 300-400 milioni di euro.
Non è la prima volta che l’esecutivo comunitario è chiamato a occuparsi di Alitalia. Al netto di alcune eccezioni, come in campo bancario o siderurgico, le regole europee sugli aiuti di Stato prevedono una doppia trafila. Un governo può naturalmente aiutare una società in crisi, ma per un periodo limitato di sei mesi. Scaduto questo termine, la società deve rimborsare l’aiuto ottenuto dal proprio paese oppure essere oggetto di un piano di ristrutturazione.
«Il nostro obiettivo è evitare distorsioni al mercato e la presenza sul mercato di aziende che godano di un sostegno ingiusto rispetto alla concorrenza», spiegava ieri un esponente comunitario. Nel caso un governo decida di aiutare un’azienda, lo Stato deve comunque notificare l’aiuto a Bruxelles, anche se quest’ultimo sarà poi rimborsato. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2015, l’Italia aveva notificato aiuti di Stato ex banche e ferrovie per 5,4 miliardi di euro.
Come detto, non è la prima volta che Bruxelles deve occuparsi di Alitalia. Nel 2004-2005, l’esecutivo comunitario concesse garanzie statali per 400 milioni di euro, in cambio di un piano di ristrutturazione. Una regola prevede che aiuti statali possano essere concessi alla stessa azienda solo una volta in un periodo di dieci anni. Per questo motivo, nel 2008, Bruxelles impose alla società di rimborsare allo Stato altri 300 milioni di euro che aveva ricevuto successivamente dallo Stato.
«I Trattati sono chiari: c’è un limite di 10 anni per evitare che una società rimanga sul mercato artificialmente», spiegava sempre ieri l’esponente comunitario. In realtà, l’aiuto di 300 milioni di euro non fu mai rimborsato perché nel frattempo Alitalia scomparve, riconvertendosi nella nuova società Compagnia aerea italiana (Cai). «L’obbligo del rimborso era a capo della vecchia società, non della nuova». Infine, nel 2014, la Commissione approvò l’acquisizione di una quota di Alitalia da parte di Etihad.
L’esecutivo comunitario appare pronto a permettere nuovi aiuti statali alla società italiana, fosse solo perché la nuova Alitalia è libera da qualsiasi condizioni relative ad aiuti negli ultimi dieci anni. Più in generale, qui a Bruxelles ci si interroga sui vari dossier aperti con l’Italia: dall’andamento dei conti pubblici alla questione bancaria. Ormai si sta facendo strada l’idea di un paese che rivela crescenti tendenze protezionistiche dinanzi alle pressioni della modernizzazione economica.

Beda Romano

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