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«Un prestito “Lavoro e sviluppo” per rimettere in moto il Paese»

Maurizio Sella è presidente dei Cavalieri del Lavoro da pochi mesi. Seicento imprenditori e manager che rappresentano il tessuto economico del Paese e che, spiega: «Per l’economia è necessario che il Paese riprenda; i Cavalieri del Lavoro scalpitano per fare la loro parte. Ma vogliono farlo nel modo più sicuro possibile. Test sierologici, tamponi, mascherine, il distanziamento dei macchinari. Il rischio che l’Italia non deve correre è quello di un “double dip”, di una ripresa dei contagi. Bisogna ambire che il posto di lavoro sia sicuro quasi come stare a casa».

Classe 1942, una famiglia con una storia lunga 450 anni alle spalle, le lane di Biella e la banca che ne porta il nome. «Sa qual è la cosa che percepisco? Una vera e propria ansia della ripresa, voglia di ricominciare. Stare a casa, isolati, ha generato una reazione che definirei morale, con un discreto ottimismo. Certo, gli aiuti del governo, la cassa integrazione, sono importanti. Ma tra i miei colleghi ho percepito la volontà forte di riprendere le attività, il lavoro. A patto che sia in assoluta sicurezza. I Cavalieri del Lavoro, appunto del “lavoro”, tengono moltissimo al lavoro e alla salute dei propri dipendenti. Trasformiamo questa emergenza in una grande opportunità per il Paese. E per questo è essenziale la collaborazione di tutti i cittadini, non vanifichiamo gli sforzi e i risultati ottenuti».

Il 4 maggio si riparte, con le cautele necessarie, ma si riparte.

«E’ corretto farlo con la prudenza e l’attenzione necessaria, perché sarebbe davvero pericoloso se tra qualche settimana dovessimo richiudere. In questi giorni riflettevo sul fatto che forse nel nostro Paese la diffusione è stata più ampia che in Germania anche perché siamo una popolazione molto sociale e questo ha pesato sul contagio. Per questo è necessario essere cauti. Capisco che il federalismo rende le Regioni autonome in alcune decisioni, ma la regia nazionale è fondamentale. L’autonomia ha consentito in qualche regione scelte più efficaci, è vero, ma questo serva a migliorare le scelte in tutte le altre».

Emergenza sanitaria, aziende ferme. Per il governo sono giorni in trincea…

«La complessità della situazione è enorme. Penso alla decisione di chiudere, a marzo. Al distanziamento sociale per arrivare all’obiettivo zero contagi. Poi i provvedimenti economici, la task force guidata da Vittorio Colao, che è un Cavaliere del Lavoro. Si tratta di affrontare molti elementi insieme. Prenda la liquidità…».

Va troppo piano…

«La liquidità non è un problema da gestire tutto e subito. Deve arrivare quando serve, quando si riaprirà sarà più necessaria di adesso. Su questo anche l’Europa sta agendo bene».

Ne è convinto? Bruxelles riceve solo critiche.

«Guardiamo le decisioni. Bei, Mes, Sure per un totale di oltre 540 miliardi. L’Europa c’è. Adesso il Recovery fund da 1.500 miliardi. Ritengo improbabile un arretramento. Darà prestiti a lungo e lunghissimo termine a tassi bassi. Di questi tempi avere un creditore disponibile a fare questo è un punto di forza per un Paese come il nostro. Il problema è saperli usare bene questi fondi. Pensi anche alla decisione della Bce di accettare in garanzia anche i junk bond. La cornice europea è un’occasione straordinaria».

Le cose da fare non mancano, dalle infrastrutture alla digitalizzazione.

«Appunto. Sarà fondamentale decidere come usarli. Per il lavoro, per aumentare la produttività».

Segnale importante anche per gli investitori

La burocrazia? Meglio controlli rigorosi successivi che ex ante

Il governo insiste per avere risorse a fondo perduto.

«Credo che in questa fase i Paesi del Nord siano poco propensi a regalare solidarietà, che comunque sarebbe benvenuta. Ma un prestito a lungo termine a tassi bassi gli si avvicina molto, pur conservando il principio, lo dico da banchiere, che i debiti vanno pagati. E’ già un grande regalo poter ottenere un prestito a lunghissimo termine e tassi così bassi. Se saranno più bassi del livello di crescita del Pil, sarà un’occasione importantissima. Da non perdere. Quei soldi vanno impiegati bene».

Come li impiegherebbe?

«Tre priorità: sburocratizzazione, efficienza della giustizia civile e digitalizzazione e innovazione tecnologica».

In un Paese di furbi e furbetti è difficile.

«Qui sta il punto. L’eccesso di burocrazia è dovuto al fatto che noi vogliamo combattere i comportamenti scorretti e la corruzione ex ante. Bisogna invece avere un po’ di fiducia negli italiani. Serve una strada valoriale diversa: i Cavalieri del Lavoro sono fortemente contro ogni forma di corruzione e contro ogni pratica illegale e vogliono che la giustizia colpisca duramente i corrotti, chi non rispetta le regole. Ma ex post, non colpendo tutti con una burocrazia asfissiante, un vincolo costosissimo per gli onesti. Penso alla giustizia civile: come possiamo sperare di attrarre investitori internazionali se una causa in Italia dura 20 anni?».

Ma intanto il deficit sarà del 10% e il debito si avvia a salire al 155% del Pil

«Gli interventi del governo hanno un costo, necessario, per le finanze pubbliche. Ma perché non puntare sulla capacità di risparmio degli italiani?».

In che senso?

«Sono convinto che se venisse lanciato un prestito “Lavoro e sviluppo” con una scadenza di 30 o 50 anni, a un tasso nell’intorno del 2%, rivolto soprattutto agli italiani, una sorta di prestito del cuore, lo Stato potrebbe raccogliere ingenti risorse su un progetto di ripresa condiviso. I Cavalieri del Lavoro non si tirerebbero indietro, ognuno in base alle proprie disponibilità. C’è poi un altro aspetto: gli investitori vedrebbero che gli italiani hanno fiducia nei titoli del loro Paese. Sul mercato noi scontiamo anche, in alcuni casi, il nostro modo di agire, di parlare, o di presentarci nelle sedi europee. Anche per questo paghiamo tassi d’interesse, legati al rischio, più alti di quello che meritiamo».

Con uno spread che ora è a quota 220.

Per riaprire, la regia nazionale è fondamen-tale. L’Ue c’è, sta a noi spendere bene i fondi. Meno burocrazia e processi civili veloci

«Se scendesse a quota 100 sarebbe un grande vantaggio per il Paese. Serve uno sforzo straordinario. Se dal 2022 cominciassimo a far scendere il debito, seppur con molta gradualità, il segnale sarebbe forte. E la ripresa dello sviluppo più agevole».

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