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Un ponte tra banche e imprese

Con la riforma del fallimento il commercialista assumerà sempre di più il ruolo di intermediario tra banche e imprese. Attraverso la sua attività di consulenza, il professionista dovrà trasferire alle aziende, nel miglior modo possibile, il quadro normativo in cui si muove il sistema bancario, in modo da garantire la compliance delle imprese ai nuovi standard organizzativi. In questo modo, le società potranno ottenere buoni rating creditizi e le banche avranno contezza del fatto che l’imprenditore potrà gestire al meglio un’eventuale crisi. È quanto affermato dal Consiglio nazionale dei commercialisti nel documento dedicato ai Non performing loans (Npl, ovvero i crediti deteriorati negli attivi di bilancio delle banche) pubblicato ieri. Il report analizza il ruolo dei commercialisti per la prevenzione e la salvaguardia del valore aziendale alla luce delle novità introdotte dal nuovo codice della crisi di impresa e dell’insolvenza.

Lo studio analizza per prima cosa la situazione dei crediti deteriorati in Italia. A giugno 2018 l’ammontare di Npl nei bilanci delle banche ammontava a 222 miliardi, con un’impennata dopo la crisi dei debiti sovrani europei. «L’aumento», si legge nel report, «è stato aggravato in Italia da alcuni fattori specifici: lungaggini della giustizia civile (più di sette anni per chiudere un fallimento, oltre cinque anni per esecuzioni immobiliari), per cui ci vuole molto tempo prima che le banche possano liberarsi dei crediti deteriorati; la mancanza di un mercato degli Npl e la diffusa presenza di garanzie reali, che può richiedere un’attività di espropriazione e vendita degli immobili con tempistiche aggravate dalla crisi del mercato immobiliare».

In questo contesto, il ruolo del commercialista dovrà essere quello di valutare la possibilità di riportare i crediti «in bonis» (ovvero non più deteriorati) e, ancor di più, di prevenire le crisi aziendali e la conseguente nascita di ulteriori sofferenze. In questo senso vengono inquadrati gli strumenti di allerta introdotti dal nuovo codice della crisi di impresa, «destinati certamente alle imprese in difficoltà ma anche e soprattutto alle imprese sane» e che daranno «necessariamente impulso ad una serie di controlli preventivi e ad un rinnovato dialogo e confronto con il sistema bancario».

Secondo il Cndcec, il ruolo del commercialista assumerà una rilevanza fondamentale nella prevenzione e salvaguardia del valore aziendale e nella mitigazione dell’impatto sociale di una crisi: «Il commercialista dovrà avere la capacità di supportare ulteriormente il proprio cliente, andando oltre la normale consulenza trasferendogli, nel limite del possibile, il quadro normativo e regolamentare in cui si muove il sistema bancario, affinché si possa trovare un punto di incontro tra le reciproche esigenze». In particolare, il ruolo del professionista sarà fondamentale nella gestione della contabilità e dei bilanci di esercizio, «che riacquisiranno il loro originario ruolo di fonte informativa della capacità di un’impresa di produrre reddito», in modo da convincere gli istituti bancari «a dare fiducia a un imprenditore e al suo progetto, a maggior ragione in una situazione di difficoltà in cui chiede di proseguire la sua attività». Il commercialista «dovrà far dialogare gli indici e gli indicatori previsti dagli strumenti di allerta con gli indicatori utilizzati dalle banche per la determinazione della classe di rischio e sarà sempre di più il principale interlocutore degli istituti di credito». Tutto ciò dovrà essere finalizzato alla creazione di un clima di fiducia tra la banca e l’impresa, finalizzato ad evitare «situazioni di conflitto, con azioni e reazioni che in passato hanno generato gravi problemi su entrambi i fronti», dovuti anche al fatto che l’imprenditore non ha conclamato tempestivamente all’esterno la situazione di crisi e, di conseguenza, non ha posto in essere progetti di ristrutturazione che avrebbero evitato la perdita del credito. «L’introduzione delle misure di allerta potrà certamente favorire il ruolo del commercialista, in quanto le imprese non potranno più posticipare l’emersione della crisi come avvenuto in passato, nella speranza di una sorta di autoriparazione del sistema».

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