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Un piano sblocca-pagamenti

di Roberto Turno

È la classica missione impossibile: aiutare le imprese a a sopravvivere con iniezioni di liquidità e insieme a rientrare dei propri crediti verso Regioni e Comuni per forniture e servizi resi ma rimborsati anche dopo più di due anni di stop delle fatture. È la sfida quasi nascosta in fondo al nuovo testo dell'ottavo e ultimo tassello del federalismo fiscale su «premi e sanzioni» per gli amministratori locali, che ieri ha incassato il disco verde del Consiglio dei ministri e che attende a questo punto soltanto la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Governatori e sindaci in default rimossi per fallimento politico e ineleggibili per dieci anni; ruolo decisivo della Corte dei conti nei controlli locali; ministeri sottoposti a fabbisogni e costi standard e ministri che potrebbero rischiare la sfiducia individuale in Parlamento. Il decreto, contestatissimo da governatori e sindaci, ieri è stato ovviamente difeso a spada tratta dal ministro per la Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli. Che a Regioni ed enti locali pronti a ricorrere alla Consulta, ha intanto risposto non esattamente tra le righe: «Non si può chiedere all'oste se il suo vino è buono o agli automobilisti se sono contenti di essere multati. Siamo convinti che si tratta di un decreto molto equilibrato e assolutamente necessario».

La spesa sanitaria, sul versante regionale, è il vero nervo scoperto dei conti che non tornano. E non a caso il decreto dedica una parte cospicua delle sue misure all'obiettivo di raddrizzare senza più scappatoie i bilanci di asl e ospedali. È, insomma, l'altra faccia della medaglia dei costi standard che gradualmente dal 2013 avranno casa nel Ssn. Fino alla decadenza automatica (e l'interdizione per 10 anni da qualsiasi carica in enti vigilati o partecipati delle Regioni) dei manager delle aziende sanitarie e anche, se responsabili di eventuali dissesti, dei direttori amministrativi e sanitari delle asl, dell'assessorato e dei componenti del collegio dei revisori. Non mancano i «premi» teoricamente a portata di mano fin dal 2012: per l'istituzione di centrali regionali d'acquisto e per procedure di gara di alto volume, da determinare con un decreto atteso per fine novembre. Ma non solo: i premi ci saranno per chi garantirà anche per gli erogatori pubblici il principio della «remunerazione a prestazione». In sostanza, i Drg, che per l'Aiop (cliniche private), se applicati dappertutto, abbatterebbero i «costi dell'inefficienza» per alcuni miliardi, a partire da Lazio (2 miliardi), Campania (1,36) e Calabria (647 milioni).

Altro capitolo scottante dei bilanci locali sono i debiti verso le imprese per forniture ricevute ma pagate con ritardi anche di anni. Un problema che affligge Regioni ed enti locali, e naturalmente lo Stato, ma che per le imprese rappresenta una sofferenza finanziaria ormai insopportabile. Di qui le novità del decreto: entro due mesi dall'entrata in vigore del decreto sarà promosso un tavolo – con Economia, Regioni, Anci, Upi e Abi – per arrivare alla stipula di una convenzione aperta a banche e intermediari finanziari che punti a: formulare soluzioni per fronteggiare la crisi di liquidità delle imprese causata dai ritardati pagamenti; trovare compensazioni nel patto di stabilità regionale per fasce di popolazione degli enti territoriali; individuare nuove modalità e altre agevolazioni per la cessione pro-soluto dei crediti certi ed esigibili; stabilire criteri per la certificazione dei crediti.

 

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