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Un piano in due mosse per superare la riforma Fornero prima la Cig, poi i precari

Un piano in due tempi per il lavoro. Il governo punta ad affrontare prima l’emergenza sociale che rischia di provocare l’esaurimento delle risorse della cassa integrazione in deroga e poi le modifiche alla legge Fornero, (in particolare sui contratti a tempo determinato) per favorire l’occupazione giovanile all’insegna di una semplificazione normativa. Una partita – anche questa – che il premier Enrico Letta e il suo ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, una volta usciti (a fine
mese) dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo e approvato il Documento di economia e finanza (da oggi all’esame del Parlamento), dovranno giocare pure in Europa: senza una dilatazione dei tempi per rispettare il vincolo del 3% del rapporto deficit-Pil sarà difficile infatti reperire le risorse necessarie anche per abbassare la tassazione sul lavoro, in particolare sui neo assunti. «Abbiamo fatto i compiti a casa – diceva ieri un importante esponente del governo – ma questi hanno provocato effetti sociali molto seri che proprio l’Europa non può far finta di ignorare». Non è con le politiche di austerità, insomma, che si può pensare di uscire dall’incubo della disoccupazione di massa.
Nell’immediato (questione di poche settimane) servono almeno 6 miliardi di euro per fronteggiare il rifinanziamento dei fondi per la cassa integrazione in deroga, per sospendere il pagamento della prima rata dell’Imu, scongiurare l’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, per rinnovare i contratti dei precari nella pubblica amministrazione, per sostenere le spese delle missioni militari. Di fatto una «manovrina correttiva» come ormai la chiamano i tecnici del governo
e che sostanzialmente non ha escluso nemmeno il presidente del Consiglio, Letta, nell’intervista a Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Risorse che andranno reperite con nuovi tagli alla spesa pubblica.
L’allarme sul piano sociale riguarda circa 700 mila lavoratori (stando alle stime dei sindacati) che ricevono l’indennità di cassa integrazione in deroga. In diverse Regioni (dall’Emilia Romagna alla Campania, ma anche in Piemonte e in Veneto) i fondi si sono esauriti. Secondo i calcoli regionali è necessario un miliardo e mezzo, per quanto ci sia sempre uno scarto tra le domande di cassa integrazione e l’effettivo “tiraggio”. All’interno del bacino dei cassintegrati ci sono circa 25 mila lavoratori (soprattutto nelle regioni meridionali) che sono in mobilità in deroga, di fatto hanno già perso il lavoro. Il tasso di disoccupazione è in costante crescita (11,5%), e i senza lavoro (compresi gli scoraggiati e gli inattivi) rasentano la cifra impressionante di sei milioni di persone. Tra i giovani (15-24 anni) i disoccupati sono il 38,4%. Una vera piaga che – l’ha ripetuto Letta in tv– è la priorità assoluta. Da qui il disegno dell’esecutivo (affidato al ministro del Lavoro, Enrico Giovannini) di cominciare a mettere mano all’ultima riforma del lavoro firmata da Elsa Fornero. In particolare sui contratti a tempo determinato, il veicolo principale per l’accesso nel mondo del lavoro. Più di due terzi delle entrate sono con contratto a tempo. I paletti che la riforma ha posto per evitare gli abusi dei contratti flessibili si sta traducendo in una fase di profonda recessione dell’economia nazionale in un blocco progressivo delle assunzioni: c’è meno flessibilità ma anche meno lavoro. Un circolo vizioso che il governo intende interrompere con alcuni correttivi che dovrebbero ottenere il consenso delle parti sociali. Il primo riguarda l’accorciamento dei tempi tra un contratto a tempo e il successivo. Con la legge 92 del 2012 (la riforma Fornero) i tempi per il rinnovo si sono dilatati: da 10 giorni a 60 giorni per i contratti di durata fino a sei mesi; e da 20 giorni a 90 per quelli superiori ai sei mesi. È vero che la legge affidava alle parti sociali la possibilità di ripristinare le pause precedenti. Ma ora il governo sembra intenzionato a stringere i tempi e proporre una soluzione a sindacati e imprese. In cantiere anche l’estensione della possibilità di assumere senza casuale con un contratto a termine oltre che al primo contratto anche ad alcuni rinnovi nell’arco, per esempio, di dodici mesi.
Si punta, infine, alla semplificazioni sull’apprendistato e, a livello europeo, all’anticipazione di un anno della youth guarantee (garanzia giovani) che mette in campo 6 miliardi per tutti i paesi Ue al fine di garantire un’offerta di lavoro o di formazione entro quattro mesi dalla disoccupazione ai giovani fin ai 25 anni.

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