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Un piano export per rilanciare la ripresa

ROMA — Sarà l’industria del made in Italy a portarci fuori dalla crisi. Questa è la carta che ha deciso di giocare il governo: sostenere le esportazioni del nostro manifatturiero che oggi rappresenta circa il 18 per cento del Pil. Puntare sul miliardo e trecento milioni di nuovi consumatori del ceto medio dei cosiddetti paesi emergenti che si affaccerà sui mercati nel prossimo decennio e che vuole comprare l’”italian style”. Dall’altra parte ci sono ci sono 22 mila piccole imprese tricolori che entro la prima metà del 2015 possono diventare aziende stabilmente esportatrici, su un potenziale di oltre 70 mila. Sono imprese che hanno il know how, e fanno produzioni tradizionali (dalle macchine utensili all’abbigliamento), ma hanno bisogno di essere aiutate per conquistare quote crescenti nei mercati stranieri a est e a ovest.
«Siamo entrati nella seconda fase della globalizzazione — sostiene Carlo Calenda, viceministro per lo Sviluppo con delega al Commercio estero — ed è tutta a favore dell’Italia. Possiamo vincere perché la forza italiana è la sua manifattura. Sarebbe bene che tutti sapessero, tra l’altro, che negli ultimi tre anni il nostro export di beni è cresciuto più di quello francese e allo stesso ritmo dei quello tedesco». Dunque, sfruttare la domanda mondiale perché quella interna resterà presumibilmente piatta ancora per molto tempo, per colpa soprattutto di una asfissiante pressione fiscale sul lavoro che drena risorse destinate altrimenti agli investimenti e schiaccia in fondo alla classifica dei paesi dell’Ocse le retribuzioni dei lavoratori italiani.
La leva della ripresa è quindi l’industria. D’altra parte è esattamente ciò che sta accadendo negli Stati Uniti. L’amministrazione Obama, grazie anche all’abbattimento dei costi energetici con la scoperta dello shale gas, ha salvato così le “vecchie” fabbriche e i marchi di automobili, Chrysler in testa.
L’economia globale ha cambiato faccia, gli scambi commerciali pure: si calcola che nel 2001, quando la Cina entrò nel Wto, l’organizzazione mondiale del commercio, gli Stati Uniti producessero con costi superiori di circa 25 volte, quella distanza si è assottigliata oggi intorno al 10 per cento. Dunque è meno conveniente di un tempo (quello della prima globalizzazione) andare a produrre nei paesi del Far East dove peraltro le imprese pagano i costi elevati delle inefficienze infrastrutturali e burocratiche. Conviene esportare in quei paesi dove si sta rafforzando, appunto, il nuovo ceto medio dei consumatori. È un mutamento di prospettiva. Ma è quello che — secondo il governo italiano — può trainare la nostra ripresa a partire da quest’anno. «È il dividendo della globalizzazione », dice il viceministro Calenda. Una spinta per fare crescere il Pil oltre lo zero virgola dopo due lunghe recessioni.
In questo scenario la nostra forza è rappresentata di nuovo dalle piccole e medie imprese. Sempre loro. Ma la crisi ha fatto la selezione, lasciando in piedi solo quelle orientate all’esportazione. Tanto che nell’ultimo anno e mezzo (anche questo è un dato davvero significativo) sono le aziende più piccole che, rispetto alle medie e alle grandi, hanno accelerato sui processi di internazionalizzazione. Da qui il piano in tre mosse messo a punto dal governo Letta: canalizzare in un unico fondo gestito dall’Ice tutte le risorse per la promozione dell’export; avviare un
road show in Italia per favorire l’internazionalizzazione; preparare le aziende esportatrici a comprendere le opportunità degli accordi di libero scambio. Un trittico che ha permesso di raddoppiare la dotazione finanziaria, passato da 23 milioni a 55 milioni utilizzando risorse che prima non venivano usate. La prima tappa del road show nazionale ci sarà il 27 gennaio a Biella, saranno 18 nell’arco di tutto il 2014. Fa parte di questa nuova strategia anche il rilancio di Pitti Uomo che sarà presentato proprio oggi a Firenze anche dal sindaco Matteo Renzi, con l’obiettivo di portare in Italia i compratori e i giornalisti di tutto il mondo per fare vedere come si fa industria.

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