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Un piano da 800 milioni, la Borsa premia Saras

È il primo piano industriale di Saras senza Gianmarco Moratti. Il fratello Massimo ne ha ricordato «la grande passione e dedizione» e l’intenzione di «proseguire nel percorso di crescita e prosperità che lui aveva tracciato». Il piano al 2021 prevede investimenti per 800 milioni di euro con «l’obiettivo di conservare una posizione di leadership nel settore della raffinazione anche nel prossimo decennio».

Ieri il board ha anche approvato i conti 2017: Saras ha chiuso l’anno con un risultato netto in crescita del 23% a 240,8 milioni. Il comparable è salito del 39%. Il margine operativo lordo è calato del 21% a 504 milioni. Il dato comparable è cresciuto del 3% a 522,5 milioni. È stato proposto un dividendo di 0,12 euro per azione (0,1 euro nel 2016). Il titolo è stato premiato in Borsa e ha chiuso guadagnando il 7,65% a 1,83 euro.

Gli investimenti, ha spiegato il ceo Massimo Moratti, saranno focalizzati sul mantenimento di impianti all’avanguardia «anche grazie al contributo dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione». Un processo, quello della raffineria 4.0, avviato agli inizi del 2017, che applica i big data alla lavorazione del petrolio nell’impianto di Sarroch, una dei più grandi del Mediterraneo per capacità produttiva: è in grado di lavorare 41 tipi di greggio provenienti da oltre 30 Paesi. Dalla seconda metà del 2019 entrerà in vigore la regolamentazione sul contenuto di zolfo nei fumi dei motori marini che dal gennaio 2020 dovrà scendere dall’attuale 3,5% allo 0,5%. Un contesto favorevole a chi produce diesel: aumenteranno i margini di raffinazione per gli impianti ad alta conversione come quello di Saras. Il piano individua quattro priorità: il completamento del ciclo di investimenti avviato nel 2015, l’ottimizzazione della produzione, il consolidamento del modello di business basato sulla gestione integrata di tutta la catena, l’ottimizzazione dei costi. Secondo il piano, nel quadriennio i flussi di cassa faranno fronte agli investimenti, al fabbisogno di capitale circolante, garantiranno un’adeguata remunerazione degli azionisti (dividendi tra il 40% e il 60% dell’utile comparable ) e rafforzeranno la solidità patrimoniale.

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