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Un penalista a studio, un valore aggiunto per la clientela

L’ingresso di un penalista in uno studio legale d’affari non può essere visto solo come una soluzione anti crisi. E, sebbene ultimamente se ne vedano sempre di più negli studi, il fenomeno non sembra essere legato al momento storico-economico che il mercato legale sta attraversando.

Il diritto penale è un settore considerato storicamente anticiclico, ma dietro questa scelta c’è una strategia più ampia, legata soprattutto alla volontà di offrire al cliente un servizio sempre più full service, che permetta, quindi, di rendere ancora più stretto il rapporto di fiducia con lo studio legale. Giocano un ruolo importante anche la normativa sempre più estesa nell’ambito, per esempio, del modello 231, ma anche i legami personali e professionali fra gli civilisti e penalisti. Proprio questi ultimi, pur essendo ancora considerati gli animali più solitari della specie avvocatizia, stanno cominciando ad allargare i loro orizzonti professionali.

Sempre più spesso studi legali nazionali e internazionali, più o meno grandi, scelgono di costituire al loro interno una practice dedicata al diritto penale, specialmente per lavorare ai casi riguardanti la creazione e l’implementazione di modelli di compliance aziendale e di conseguenza per seguire meglio tutto quello che gira intorno ai reati che hanno per protagonisti i cosiddetti colletti bianchi.

Ma quello dei white collar non è certo l’unico settore in cui l’avere un penalista «in casa» può essere d’aiuto ad uno studio legale più di quanto non lo sia una boutique specializzata da chiamare solo in caso di bisogno.

I reati ambientali e fiscali, insieme ai fallimenti, sono il pane quotidiano di tantissimi professionisti. In questi casi, un lavoro sempre più integrato tra penalisti e civilisti è fondamentale per la soddisfazione del cliente.

Lo studio legale Nunziante Magrone è stato fra gli antesignani in questo campo, già dal 1999 insieme all’avvocato Flavia Maggio, aveva cominciato a tracciare la strada che fra poco porterà alla costituzione di una practice interna di diritto penale. L’attività legata al diritto penale si è sempre più intensificata in questi anni, fino alla scelta dell’avvocato Caterina Flick di spostarsi fisicamente all’interno dello studio, con cui collaborava già dal 2008, per creare un vero e proprio dipartimento interno. Secondo il managing partner Gianmatteo Nunziante «si tratta principalmente di una questione logistica. Tutte le collaborazioni esterne rischiano di naufragare se non c’è condivisione di spazi, di confronto, ma anche di incontri nei corridoi. Se il professionista lavora all’interno dello studio è più naturale che si vengano a creare delle sinergie capaci di rendere il lavoro di tutti più completo. L’utilità in più è soprattutto per i clienti che vengono nei nostri uffici e possono avere a disposizioni un’assistenza a 360 gradi, dai problemi legati ai reati societari fino a quelli del diritto fallimentare, purtroppo sempre più frequenti».

«Insieme agli altri professionisti dello studio sentivamo l’esigenza di avere un rapporto più stretto», spiega la diretta interessata Caterina Flick: «Occupandomi di tutta una serie di reati che ruotano intorno all’impresa (non solo societari, ma anche legati ad ambiente, pubblica amministrazione, informatica), lavorare a stretto contatto con gli altri avvocati può aiutarmi a gestire in maniera più efficiente i casi e soprattutto a prevenire il contenzioso davanti al giudice».

Anche alcuni studi internazionali si sono mossi in anticipo su questo fronte, come Simmons & Simmons che da una decina d’anni ha al suo interno un dipartimento di diritto penale dell’economia, guidato da Luca Basilio. «I vantaggi di avere un dipartimento di dispute resolution interno che si occupi di diritto penaleè notevole e va al di là della difesa in giudizio, c’è infatti anche una fase a monte, tipicamente di consulenza.

Sarebbe per noi enormemente complicato dover coinvolgere altri studi per gestire tutte le esigenze dei clienti stranieri. La strada che abbiamo seguito in questa scelta è stata proprio quella di andare incontro ai clienti crossborder. Un esempio possono essere le operazioni di ristrutturazione del debito, in cui l’intervento iniziale di un penalista è diventato sempre più importante, anche per fare prevenzione», racconta il country head di Simmons &Simmons Michele Citarella.

A Gianfranco Di Garbo, partner di Baker & McKenzie, l’idea di costituire una practice interna di diritto penale venne in mente quasi cinque anni fa, quando si occupò di seguire gli aspetti civilistici del processo Ferrari contro McLaren per spionaggio industriale, anche se la materia è sempre stata fra le sue preferite: «Era un’idea che avevamo da tempo, poi abbiamo avuto la fortuna di incontrare un professionista che ci ha proposto di metterla in pratica. Si tratta dell’avvocato Enrico Maria Mancuso, anche docente incaricato di diritto processuale penale all’Università di Castellanza. Dal maggio del 2011 è entrato nella nostra squadra e da allora l’attività del dipartimento ha cominciato a crescere molto più del previsto. Ora gli avvocati che se ne occupano, nell’ambito del settore di pratica «Dispute Resolution» del quale sono coordinatore per l’Italia, sono tre: Mancuso, Artemisia Lorusso e Simona Ocello. Siamo molto soddisfatti dello sviluppo del settore ed è una delle aree in cui vediamo più possibilità di crescitaanche per effetto dell’invasività del diritto penale dopo l’estensione della responsabilità da reato alle società. Dobbiamo fare ancora molta strada per acquisire autorità sul mercato nazionale, notoriamente dominato da «boutiques» specializzate, ma riceviamo continuamente curricula di professionisti che desiderano entrare nel nostro studio e questo ci sembra un ottimo segnale della visibilità che abbiamo acquistato nel campo».

Le realtà legali italiane non sono da meno, ne è un esempio Legalitax, studio legale presente sulla piazza romana e padovana, dove rispettivamente opera con 40 e 30 professionisti. Dalla fine di maggio lo studio ha annunciato l’ingresso dell’of counsel Fabio Pinelli, famoso penalista padovano. Franco Fabris, responsabile della sede padovana è il deus ex machina di questa iniziativa: «Con lo studio dell’avvocato Fabio Pinelli e del professor Giovanni Caruso abbiamo creato vera e propria alleanza che, in questa prima fase, è strutturata ancora come attività di of counsel in esclusiva per Legalitax. L’intenzione però è quella di sviluppare una practice interna a tutti gli effetti. Abbiamo avvertito sempre più richieste di questo tipo da parte della clientela e credo che sia dovuto al fatto che il rapporto tra uno studio legale e una pmi stia diventando sempre più confidenziale. È come se l’avvocato ricoprisse sempre di più il compito che un tempo era del direttore di banca, in un rapporto sempre più impostato sulla fiducia e sulla richiesta di consigli».

Lo studio De Berti Jacchia Franchini Forlani ha battuto però tutti gli altri sul tempo. In questo studio infatti dall’inizio degli anni 90 sono presenti tre of counsel che si occupano di diritto penale. Sono Marco Brignone, Vittorio Poli e Bruno Rossini. L’esigenza era nata su richiesta specifica di alcuni clienti, nello specifico di un grande operatore del lusso con problemi di contrattazione. Nel corso degli anni poi le modifiche normative, i trend di mercato, l’attività sempre più estesa dell’Agenzia delle entrate e l’ipertrofia delle norme di diritto tributario hanno reso questa necessità ancora più forte.

«Il primo vantaggio viene dall’abitudine a lavorare insieme e dal fatto che i clienti siano già condivisi. Lo riscontriamo specialmente nei casi che riguardano la proprietà industriale, quando si presenta un problema nessuno parte da zero, ma dallo stesso livello di conoscenzadella realtà del cliente e dei problemi giuridici. Tutto ciò consente di raggiungere i risultati che ci siamo prefissati con maggiore efficienza e rapidità» sottolinea Roberto Jacchia, uno dei soci fondatori dello studio. Lo stesso vale per Marco Frazzica: «è importante che penalisti e civilisti lavorino a stretto contatto. Avere lo stesso approccio con il cliente permette di trovare soluzioni molto più velocemente di quanto non si riesca a fare con un penalista esterno».

Scelta diversa quella di Cleary Gottlieb che invece si serve di rapporti di collaborazione con penalisti esterni alla studio. Da circa 10 anni, gli uffici italiani di questo studio internazionale sono coinvolti in numerose vertenze collegate a procedimenti penali concernenti reati societari e contro la pubblica amministrazione, spesso con profili transnazionali e anche in base alla normativa di cui al decreto legislativo n. 231/2001. Per il partner Ferdinando Emanuele e l’associate Francesco De Biasi «questa pratica, anticiclica, poiché è cresciuta significativamente negli ultimi anni, si caratterizza per la necessità di fornire ai clienti pareri e indicazioni operative che si basino sull’analisi di tematiche sia di diritto penale sia di diritto societario, del lavoro, della protezione dei dati personali nonché delle norme che disciplinano gli specifici settori in cui operano i clienti coinvolti.

Questa caratteristica è il principale motivo per cui molti studi abbiano voluto arricchire il proprio organico con specialisti di diritto penale. Noi riteniamo che la formazione e l’attività dell’avvocato penalista siano diverse da quelle proprie di uno studio come il nostro; dunque, restiamo convinti che i nostri clienti possano ricevere la migliore assistenza dalla combinazione di queste diverse professionalità, sviluppatesi e organizzatesi in contesti indipendenti. Tuttavia, per ottenere questo risultato è indispensabile che, fin dall’inizio dell’assistenza ad ogni cliente, gli avvocati penalisti e i colleghi esperti in altre materie instaurino una collaborazione molto stretta, tanto da comportare spesso la costituzione di team congiunti».

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