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Un patto Macron-Draghi per costruire il dopo Merkel

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebbe essere il primo leader europeo a incontrare di persona il nuovo premier italiano, suggellando così l’intesa con Super Mario. Non è escluso un viaggio a Roma, come già era successo dopo la nomina di Giuseppe Conte. Niente di ancora definito, la crisi del Covid che torna a mordere da un lato e l’altro della Alpi rende tutto complicato. Ma proprio per questo c’è una sensazione di urgenza. Draghi deve correre per la stesura del Recovery Plan, mentre Macron si è portato avanti e potrebbe offrire preziosi consigli. La Francia spinge da mesi affinché l’Italia partecipi a cantieri strategici come produzione di idrogeno e batterie elettriche. Progetti già avviati con la Germania e su cui finora Parigi ha bussato invano al governo italiano. Il nuovo ministero della Transizione ecologica, ripreso dal modello francese, potrebbe dare la svolta decisiva. Sul tavolo della nuova relazione bilaterale c’è poi la gestione della campagna di vaccinazione. Draghi e Macron si sono parlati giovedì, poche ore prima del Consiglio europeo per «coordinarsi sul meccanismo di autorizzazione dell’export » spiega una fonte dell’Eliseo. L’approccio di Draghi ha trovato pieno sostegno a Parigi. «C’è un’intesa eccellente e una grande fiducia tra i due» aggiunge l’Eliseo. Durante le discussioni su sicurezza e Difesa nel vertice Ue, il premier ha parlato di «autonomia strategica», termine coniato proprio da Macron nel discorso alla Sorbona del settembre 2017.
È presto per parlare di asse Roma- Parigi, ma una cosa è già chiara: la coppia Draghi-Macron guiderà l’Europa nella transizione post-Merkel. Nell’entourage del presidente francese si sottolinea «l’abilità politica e tattica» del premier nella costituzione del governo. «Speriamo sia una garanzia di stabilità in Italia. Che significa anche stabilità per l’Europa» commenta un consigliere di Macron. «Per noi è molto importante avere questo partner ora e nei prossimi mesi quando la Francia avrà la presidenza dell’Ue». Il giovane capo di Stato non ha mai nascosto l’ammirazione per l’ex presidente Bce, che ricambia la stima. «Lei ha portato il sogno europeo molto in alto» aveva detto Macron a Draghi nell’ottobre 2019, quando ci fu la staffetta con Christine Lagarde. «È un degno erede dei padri fondatori dell’Europa» aveva aggiunto, mettendolo allo stello livello di Jean Monnet, Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli.
Draghi ha una solida french connection che risale a quando fu candidato dalla Francia alla Bce, presidente era allora Nicolas Sarkozy. Il nuovo premier conosce bene Alain Minc, consigliere ombra di Macron, può contare su altre sponde francesi come Olivier Blanchard, ex capo economista al Fmi, Benoît Coeuré, già nel board della Bce, e Arnaud Marès, suo special advisor all’Eurotower. Anche dopo che ha lasciato Francoforte, i contatti con Parigi non si sono mai interrotti. Nel suo nuovo saggio, “L’ange et la bête” , il ministro dell’Economia Bruno Le Maire racconta di una telefonata con Draghi all’inizio della pandemia. Le Maire riporta la frase in inglese che gli disse: “Spend your money, my friend. It’s time to spend. Right now. Later, il will be too late” (Spendi subito, dopo sarà tardi).
Macron ha ripreso il concetto «buono e cattivo debito» espresso da Draghi in un articolo sul Financial Times, e annunciando un anno fa le misure di sostegno all’economia, ha usato la frase Whatever it takes, tradotta in Quoi qu’il en coûte. In passato Draghi ha espresso la visione di un’Europa forte e sovrana cara all’inquilino dell’Eliseo. E quando davanti al Senato ha detto «Non c’è sovranità nella solitudine» a molti osservatori francesi è sembrato di sentire Macron.
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