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Un passe-partout per la modernità

Nel 1996, il rettore di Harvard Derek Bok si rivolse ai suoi studenti per dire a proposito dei cambiamenti sul mercato del lavoro: «Noi possiamo insegnarvi a diventare capaci di imparare, perché dovrete reimparare continuamente ». Se un tempo chi diventava dottore in queste discipline aveva come sbocco naturale l’insegnamento, adesso – complici anni di lentezza nel reclutamento nella scuola e nell’università – i laureati di queste aree si muovono su un orizzonte molto più ampio e la cattedra resta soltanto uno dei possibili obiettivi.
C’è chi sceglie questo indirizzo di studio perché ha già in testa cosa fare: per esempio, vivere di scrittura. Alessandro Raveggi è partito da una laurea in filosofia (a Firenze) e da un dottorato (a Bologna) per arrivare al post doc in italianistica a Città del Messico: oggi di mestiere fa lo scrittore. Ha pubblicato da pochi giorni Il grande regno dell’emergenza (Liberaria Editrice), una raccolta di racconti sulle catastrofi che fa seguito al saggio su David Foster Wallace: «Scrivere è stato un bisogno e uno sbocco naturale al mio percorso formativo: ho cominciato con i testi per il teatro, poi è venuta la narrativa», spiega Raveggi. «Assieme all’attività di scrittore combino una serie di altri lavori: insegno in alcune università americane di Firenze e tengo conferenze e laboratori di scrittura, istruzioni ed esercizi per gli artigiani che maneggiano le parole».
Voleva lavorare con le parole, ma in tutt’altro ambito, anche Davide Barbano, che oggi è uno dei manager dell’area media relation di Costa Crociere e che ha seguito negli anni che precedevano il boom un corso di comunicazione all’università di Torino: «Mi sono laureato nel 1998», racconta, «e per me non è stato difficile trovare lavoro. Ho cominciato con uno stage dopo il master in comunicazione d’impresa e sono sempre rimasto alla Costa. Va detto che la situazione, diciotto anni fa, era diversa, i corsi di comunicazione ancora pochi e il mercato era interessato a quelle figure professionali».
Oggi molti laureati lavorano nella rete, come media manager di aziende, creatori di contenuti multimediali, curatori di profili web. Cercare “nuovi” lavori è stata una necessità per molti: se per tutti trovare un posto, una collaborazione, un contratto, è difficile, “lo è ancora di più per chi possiede una laurea generalista”, è il ritornello che ripetono i reclutatori delle società di consulenza. Allora per essere pronti, meglio presentarsi a caccia di un posto con solide base culturali e poi scegliere un master mirato. Katia D’Addona, 25 anni, si è laureata in Filosofia alla Cattolica, poi ha seguito un master e ha lavorato alle risorse umane in una società di assicurazione: «Ma non mi piaceva, era troppo distante dalla mia formazione, ora sono al Mudec, il museo delle culture di Milano, mi occupo del bookshop, ho contatti con gli artisti che vogliono esporre qui e con un ambiente culturale». Alle risorse umane di una società di consulenza lavora Massimiano Crobu, 27 anni: «Cosa ho fatto dopo la laurea in filosofia? Ho seguito un master in organizzazione del personale alla Bocconi e ho trovato subito lavoro: mi occupo di valutazione e miglioramento delle performance nell’ambito delle risorse umane. Non è poi così lontano dalla mia tesi su Adam Smith…».
Laura Montanari
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