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Un pacchetto anti-corruzione

L’intervento anti-corruzione del governo sarà a largo raggio e al massimo livello. Il premier Matteo Renzi parla di condanna per «alto tradimento» e di «daspo» a vita per i politici corrotti. L’indagine del Mose è esplosiva e raddoppia, come minimo, lo scandalo dell’inchiesta Expo.
La scrittura delle norme diventa così ampia, complessa e comporta più provvedimenti. L’Esecutivo sembrava impegnato a portare oggi al Consiglio dei ministri un decreto sui controlli per l’Expo anticorruzione, comunque complesso. Ma a questo punto è ormai troppo poco. Renzi vuole una raffica alzo zero di norme contro i corrotti senza limitarsi a una situazione specifica. Oggi se ne parlerà al Consiglio dei ministri ma non è più così scontato che un testo anticorruzione esca approvato da palazzo Chigi: serve almeno il tempo necessario per definire articoli e contenuti normativi – decreti, decreti legge, disegni di legge. Sul piano tecnico e su quello politico.
Oltre a nominare, come si attende da tempo, i quattro commissari – due uomini e due donnne – che devono affiancare Raffaele Cantone all’Autorità anticorruzione. Dall’inchiesta sul Mose emerge, come osserva Cantone, «un sistema molto inquietante, ancora più grave di quello dell’Expo». Il premier rammenta che «tutte le volte» che il lavoro della magistratura porta alla luce nuove «tangenti» e nuovi «ladri», per chi fa politica «in modo serio» è «una ferita» che porta «amarezza enorme». Certo, è «un bene» che la magistratura italiana faccia emergere i fatti di corruzione. Però la realtà che risalta è quella di un Paese in cui le regole «ci sono», ricorda il presidente del Consiglio, ma non vengono rispettate.
«Il problema delle tangenti non sta nelle regole ma nei ladri» scandisce il premier. Nel disegno di legge anticorruzione, ribadisce il ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando, verrà poi «introdotto il reato di autoriciclaggio» e sarà «rivista la disciplina del falso in bilancio». In Senato la conferenza dei capigruppo dovrebbe ufficializzare, tra diversi malumori, lo slittamento del ddl anticorruzione di cui il primo firmatario è il presidente Piero Grasso, per aspettare il nuovo testo del governo. «Speriamo che l’attesa possa essere utile per rafforzare l’impianto preventivo e repressivo, ma bisogna anche fare presto» afferma il presidente Grasso.
Ma la richiesta dei senatori è non gettare via il lavoro già fatto in commissione e trattare il ddl del governo insieme alle altre proposte di legge. Dalle fila di Forza Italia, inoltre, qualche senatore fa notare che un intervento duro sul falso in bilancio potrebbe non essere gradito fino al punto da avere ripercussioni sul percorso delle riforme. Del resto fu proprio con Silvio Berlusconi che le norme sul falso in bilancio diventarono meno restrittive.
Il lavoro svolto finora dai tecnici ministeriali si era concentrato in particolare sulla nascita di un’unità operativa di intervento presso l’Authority anticorruzione: un nucleo di professionisti specializzati nelle indagini su appalti – esperti scelti tra le forze dell’ordine e magari non solo – che dovrebbe rafforzare, se non proprio realizzare finalmente, la capacità dell’Authority di incidere nella lotta alla corruzione in fase di prevenzione delle azioni illegali.
Ma sono i poteri di controllo, soprattutto, più stringenti per Cantone, il tema delicato tra tutti: deve fare i conti, tra l’altro, con le competenze della magistratura ordinaria – Cantone ha sempre detto di non volersi mai sovrapporre – e dell’Authority per la vigilanza sui contratti pubblici, presieduta da Sergio Santoro. Sul profilo degli appalti per gli allestimenti di Expo, in particolare, si sta delineando una soluzione: il nuovo affidatario dei contratti dovrebbe essere l’Ente Fiera di Milano.
Sono poi in ballo le possibili revoche ai soggetti coinvolti nell’inchiesta Expo. I controlli sugli allestimenti dei padiglioni, esclusi quelli che le singole nazioni costruiranno da sè. E le verifiche sulle perizie di variante dei contratti. Nell’incontro tecnico mercoledì a palazzo Chigi è stato anche ipotizzato che Infrastrutture Lombarde, titolare della direzione dei lavori per la costruzione della “piastra” dell’Expo e coinvolta nell’indagine, venga sostituita con Italferr (gruppo Ferrovie dello Stato).

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