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Un orologio connesso alla Rete che può sostituire la carta di credito

Riuscirà Apple dove gli altri per ora stentano? L’Apple Watch, il suo primo orologio connesso (imparate a chiamarli «smartwatch»), punta a fare diverse cose: inventare una nuova categoria di prodotto, creare un mercato e modificare l’uso degli smartphone. Molti concorrenti hanno già lanciato i propri orologi: Samsung, ad esempio, ne ha tirati fuori 6 in un anno. Senza grande riscontro di pubblico, finora. A cosa servirà questo Apple Watch? Così come gli altri smartwatch a estendere le potenzialità del telefono, del quale ha bisogno per collegarsi alla Rete. Si può evitare di tirare fuori lo smartphone dalla tasca perché ci mostrerà subito le notifiche di sms e social network; consultare una mappa della zona; far partire una telefonata con la voce; usarlo per fitness e «wellness» (misura passi, calorie, battito cardiaco). 
Tutti aspetti non troppo diversi dai modelli presentati finora. E per questo l’amministratore delegato di Apple Tim Cook e il designer Jony Ive hanno sottolineato più volte l’importanza dell’interfaccia, studiata per un display piccolissimo (1,5 pollici). Dal «tutto touch» di smartphone e tablet, si passa a un uso misto: oltre a toccare lo schermo, c’è una rotellina sulla cassa dell’orologio per selezionare le opzioni. In maniera «smart». Se si riceve un messaggio: «Preferisci mangiare al giapponese o all’indiano?», il Watch analizza il testo e propone due risposte: «Al giapponese» e «All’indiano» subito a portata di clic. Ci sono poi funzioni nuove, che cresceranno con le app in arrivo. Il Watch già ora consente di aprire la camere dell’hotel (della catena Starwood, intanto), di ritrovare l’auto (Bmw) se abbiamo dimenticato dove è parcheggiata, di controllare il termostato di casa. E poi di pagare i nostri acquisti nei negozi. Basterà avvicinare l’Apple Watch ai Pos abilitati (già ora 220 mila negli Stati Uniti, con nomi come McDonald’s, Macy’s, Disney, Starbucks) e dare un «ok» per fare quello che oggi si fa, in diversi passaggi, con la carta di credito.
Quello dei pagamenti è stato l’altro tema forte dell’evento tenutosi al Flint Center di Cupertino, California, il luogo dove Steve Jobs svelò il Macintosh nel 1984. Apple Pay è la scommessa di trasformare iPhone e Watch in borsellino elettrico. Molte parole sono state spese sulla sicurezza, tema cruciale. Il numero di carta di credito non viene archiviato sul telefono e in caso di furto dell’iPhone basta un clic a distanza per disabilitare i pagamenti. Apple ha raggiunto intese con Visa, Mastercard, American Express e con le 6 banche Usa più grandi. Per gli altri Paesi, Italia inclusa, ci sarà da attendere.
Tornando all’Apple Watch («È il dispositivo più personale che abbiamo mai creato» ha detto un commosso Tim Cook), sarà lanciato «a inizio 2015» a partire da 349 dollari. Tre diverse versioni, una delle quali con cassa in oro. Il design ha lasciati molti commentatori sui social network perplessi: non è tondo come un «vero orologio» come i rivali Motorola Moto 360 e Lg G Watch R. La Borsa ha reagito senza entusiasmo: quando è stato svelato il Watch, le azioni Apple che salivano hanno preso a scendere chiudendo a -0,38%.
A Cupertino si sono visti anche i nuovi iPhone 6. Due versioni, da 4,7 pollici e 5,5 pollici (iPhone 6 Plus), entrambe più grandi degli smartphone Apple visti finora. Il mercato chiede schermi grandi e Tim Cook lo ha assecondato, per non lasciare altro terreno ai rivali, Samsung in testa (da poco ha lanciato il Galaxy Note 4 da 5,7 pollici). iPhone 6 era molto atteso anche perché il design si rinnova, abbandonando le linee squadrate adottate con l’iPhone 4 nel 2010. La scocca in metallo, in 3 colori (argento, grigio scuro, oro), si arrotonda ai bordi. Più sottile (6,9 e 7,1 mm) e potente (processore A8), con una fotocamera ora dotata di stabilizzatore ottico, arriverà il 19 settembre in diversi Paesi. Ma non in Italia, dove è atteso «entro fine anno», con prezzi da 729 a 949 euro. Il Plus costerà 110 euro in più. «Comincia un nuovo capitolo della storia Apple» ha detto Tim Cook, che esce definitivamente dall’ombra di Jobs. E poi, lanciando l’esibizione live degli U2, ha «regalato» al pubblico di iTunes il nuovo album di Bono e soci. «Songs of Innocence» non costerà nulla fino al 13 ottobre.

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