Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Un nuovo invito alla disclosure

Un nuovo invito alla disclosure: lo scambio di informazioni Italia-Svizzera operativo da ieri, con riferimento alle situazioni esistenti alla stessa data, da ulteriore interesse alla sanatoria spontanea. Infatti, un possibile accesso a forme di sanatoria diverse dalla voluntary, potrebbe innescare una richiesta di informazioni che, seppure riferita alle situazioni odierne, consentirebbe entro certi limiti anche una indagine sul passato. È questo l’effetto derivante dalla firma dell’accordo tra i due paesi, avvenuta ieri, tassello fondamentale per il vero avvio delle disposizioni contenute nella legge n. 186 del 2014 e che, in ogni caso, a oggi non appare comunque idoneo alla completa esclusione dalle diverse black list della Svizzera. Infatti, posto che questo sarà il punto di arrivo, il protocollo appare finalizzato esclusivamente alla voluntary.

La tecnica utilizzata è quella della modifica alla Convenzione contro le doppie imposizioni in vigore tra Italia e Svizzera nonché l’inserimento di nuova lettera nel protocollo aggiuntivo. Proprio questo secondo intervento appare quello di spessore tecnico maggiormente rilevante in quanto disciplina le modalità operative delineate, in linea di principio, dal nuovo articolo 27 della Convenzione. Di fatto si afferma come:

– prima di procedere a una richiesta di scambio di informazioni, lo stato richiedente deve attivare tutti gli strumenti previsti dalla normativa interna;

– la richiesta di informazioni viene soddisfatta, usualmente, nel momento in cui la richiesta è nominativa e riguarda un certo periodo di tempo.

Nonostante questa previsione, non viene espressamente preclusa la possibilità di una richiesta cumulativa, da intendersi come riferita a una pluralità di contribuenti identificati o identificabili in modo da evitare le richieste generalizzate. Il presupposto essenziale ai fini della richiesta è quello sancito nel modificato articolo 27 della Convenzione e cioè nel principio dello scambio in relazione a informazioni verosimilmente rilevanti per applicare le disposizioni in materia tributaria. In questo concetto di verosimile rilevanza, rientra proprio l’ipotesi della richiesta cumulativa benché identificabile. Un aspetto atteso era quello legato agli effetti temporali della firma dell’accordo. Sul punto, la modifica al protocollo aggiuntivo afferma che le disposizioni dell’accordo si applicano alle domande di informazioni presentate dalla data di entrata in vigore dello stesso ma riferite, anche, a fatti esistenti alla data di oggi, cioè la data della firma. Questo aspetto starebbe a significare come per il passato la richiesta non sia attivabile. In ogni caso, analizzando il documento che accompagna le modifiche alla convenzione e al protocollo aggiuntivo alla convenzione, nella parte che illustra il periodo di transizione, non pare escludere in maniera definitiva una possibile segnalazione anche per fatti non recenti. Più in generale, va osservato come qualunque altra forma di sanatoria rispetto alla disclosure potrebbe lasciare aperto un margine di rischio. Infatti, anche immaginando una risposta negativa sull’esistenza di dati alla data di oggi, l’eventuale presentazione di dichiarazioni integrative per i periodi di imposta precedenti in modo diverso dalla disclosure (si pensi all’ipotesi di ravvedimento operoso mediante la presentazione del quadro RW originariamente non inserito), impone l’indicazione del codice dello stato estero ove erano detenuti gli investimenti non dichiarati. In questo modo, e in maniera di fatto indipendente rispetto allo scambio di informazioni, potrebbe originare una attività di controllo ulteriore. Altro aspetto che deve essere segnalato è quello che riguarda la definitiva uscita della Svizzera dalla black list. Posto che questo è lo scenario che andrà a concretizzarsi, appare comunque sostenibile che l’accordo di oggi sia applicabile, ovviamente, alla procedura di disclosure con la conseguenza che, in concreto, in tale procedura le sanzioni previste dalla normativa in materia di monitoraggio fiscale saranno parametrate alla misura prevista per gli stati white list. Quindi, con una sanzione base per ciascun anno pari all’1,5% che, una volta definita porterà a un costo effettivo della disclosure pari allo 0,5%. Oltre, naturalmente, a sterilizzare la presunzione di redditività per i periodi di imposta antecedenti al 2010.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È cruciale evitare di ritirare le politiche di sostegno prematuramente, sia sul fronte monetario ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo aver fatto un po’ melina nella propria metà campo, il patron del gruppo Acs, nonché preside...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una forte ripresa dell’economia tra giugno e luglio. È su questo che scommette il governo: uscire...

Oggi sulla stampa