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Un no alle criptovalute negli aumenti di capitale

No all’aumento di capitale con criptovaluta. La Corte d’Appello di Brescia con decreto del 24/10/18, riportato su federnotizie.it, conferma il provvedimento del Tribunale (ItaliaOggi 28/7/18) che aveva rigettato il ricorso di una S.r.l. contro il rifiuto del notaio di provvedere all’iscrizione nel registro imprese di una delibera di aumento del capitale con conferimento di criptovaluta. Il fatto: un notaio verbalizza l’assemblea di una s.r.l. in cui si delibera un aumento di capitale liberato mediante conferimento in natura di una criptovaluta. Il notaio si rifiuta di iscrivere la delibera al Registro delle Imprese sul presupposto che le criptovalute, stante la loro volatilità, non consentirebbero una valutazione economica concreta del conferimento. Il Tribunale evidenzia che ciò che viene conferito deve essere suscettibile di valutazione economica ed è necessario che vi sia un mercato del bene che si conferisce; sottolinea che il bene oggetto di conferimento dovrebbe poter essere aggredibile da parte di creditori, precisando che un ipotetico pignoramento della criptovaluta non sarebbe di fatto possibile per l’esistenza di dispositivi di sicurezza che impedirebbero l’espropriazione forzata. Il Tribunale, rilevando che la moneta virtuale oggetto del conferimento è in fase embrionale, rigetta il ricorso, statuendo che la criptovaluta in oggetto non ha i requisiti minimi per poter essere assimilata ad un bene suscettibile di valutazione economica e, quindi, possibile oggetto di conferimento. La società propone reclamo alla Corte d’appello ribadendo la tesi dell’effettività del valore della criptovaluta sulla base di una relazione di stima. I giudici bresciani partono dal presupposto che la criptovaluta è utilizzata come moneta alternativa a quella tradizionale avente corso legale e quindi deve essere assimilata al denaro, quale mezzo di scambio nella contrattazione in un dato mercato e non può pertanto essere considerata alla stregua di beni o servizi. L’effettivo valore economico della criptovaluta non può quindi determinarsi con una perizia ai sensi degli artt 2464 e 2465 cc (riservata a beni, servizi ed altre utilità diversi dal denaro) non essendo possibile attribuire valore di scambio ad un’entità essa stessa costituente elemento di scambio nella negoziazione. La Corte evidenzia però che non esiste oggi un sistema di cambio per la criptovaluta stabile e agevolmente verificabile. Da ciò consegue che non è possibile assegnare alla criptovaluta un controvalore certo in euro.

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