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Un monitoraggio fiscale stravolto

di Duilio Liburdi

Le imposte sui beni detenuti all'estero stravolge le regole sul monitoraggio fiscale: l'indicazione di un bene nel quadro RW avrà, già dal periodo di imposta 2011, una immediata ricaduta reddituale cambiando del tutto l'impostazione sinora esistente. E rendendo probabilmente superflue e penalizzanti le pesantissime sanzioni oggi previste in caso di omissione nella compilazione del quadro in questione.

Sono queste alcune delle conseguenze che potrebbero prodursi alla luce dell'intervento effettuato in sede di emendamento alla manovra Monti e che riguarda l'introduzione di una e vera propria imposta patrimoniale sui beni detenuti all'estero detenuti da contribuenti residenti in Italia.

Una imposta che ogni anno andrà comunque corrisposta e che rischia di travolgere situazioni nelle quali, di fatto, l'espressione delle attività finanziarie non è altro che quella di un reddito già tassato o situazioni nelle quali i contribuenti originariamente non residenti pagheranno una imposta su beni di loro proprietà sin dalla nascita. Nella foga del gettito, dunque, un intervento ancora una volta superficiale su un aspetto delicatissimo.

Le regole introdotte dall'emendamento. Il nuovo articolo 19 della manovra, nei commi che vanno dal 13 al 24 prevede l'istituzione di una «nuova» imposta su : immobili detenuti all'estero da contribuenti residenti in Italia in forza di un titolo di proprietà o di altro diritto reale. La misura dell'imposta è dello 0,76 per cento (quindi analoga all'Imu) parametrata sul costo di acquisto o sul valore del bene. In sostanza, dal periodo di imposta 2011, un contribuente che ha acquistato all'estero nel 2008 un immobile per 100 mila euro pagherà 760 euro. Da questo importo sarà possibile sottrarre l'imposta patrimoniale eventualmente pagata all'estero trattata dunque come credito di imposta; attività finanziarie detenute all'estero sempre alle condizioni soggettive legate alla residenza in Italia nella misura dell'1 per mille per il 2011 ed il 2012 e dell'1,5 per mille a decorrere dal 2013 valorizzate secondo il valore di mercato alla fine di ogni anno ovvero, in mancanza di documentazione, utilizzando il valore nominale o di rimborso. Anche in questo caso opera in termini di credito di imposta l'eventuale imposizione estera. Tratto comune delle due disposizioni è la applicazione delle norme in materia di imposta sui redditi relativamente all'accertamento, al contenzioso ed alla riscossione.

L'evidenziazione dei beni e delle attività. Appare evidente come l'innesco della tassazione delle fattispecie in esame (immobili ed attività di natura finanziaria) sia l'indicazione delle stesse nel quadro RW alla fine di ogni periodo di imposta. Di fatto, quindi, il quadro in questione rappresenterà, sin dalla prossima dichiarazione dei redditi, un quadro che non è finalizzato esclusivamente alla mappatura delle attività estere ma anche a costituire un riferimento in termini di base imponibile delle stesse al fine di applicare la nuova forma di imposizione patrimoniale. Dunque, posto l'obbligo generalizzato di indicazione generalizzata di tutti i beni detenuti all'estero di qualsivoglia natura a partire dai periodi di imposta più recenti, in relazione a detti beni dovrà essere attentamente valutato il rapporto delle nuove disposizioni con le attuali previsioni sanzionatorie. Si arriverebbe ad una situazione forse paradossale in base alla quale la pura mancata indicazione del bene comporterebbe una sanzione più che decuplicata rispetto al mancato pagamento dell'imposta effettivamente dovuta.

Le anomalie. Ulteriori anomalie potrebbero inoltre derivare dall'analisi della casistica possibile che riguarda, come detto, i soggetti residenti in Italia ai sensi dell'articolo 2 del Tuir. Si pensi, ad esempio, ad una persona fisica proprietaria di un bene all'estero dalla nascita in quanto residente, sino ad un certo punto, all'estero. Una volta acquisita la residenza italiana ai fini fiscali, sarebbe assoggettato a tassazione in Italia in relazione ad un bene che non è in alcun modo una manifestazione di ricchezza «trasferita» all'estero ma, più semplicemente, di un bene che non corrisponde a nessuna manifestazione reddituale precedente. Un aspetto analogo potrebbe riguardare la nozione di attività finanziaria estera che potrebbe costituire semplicemente l'accumulo di una ricchezza detenuta all'estero e già tassata anche in Italia in virtù della fonte di provenienza come, ad esempio, un reddito di lavoro dipendente seppure svolto all'estero. Senza dimenticare che, attualmente, in alcune situazioni (attività di lavoro prestata in via continuativa all'estero in Stati limitrofi all'Italia) non vi è alcun obbligo di compilazione del quadro RW nel caso di detenzione di beni o attività detenuti nello stato ove viene svolta l'attività stessa. Infine, si deve tenere in considerazione che, attualmente, l'obbligo di compilazione del quadro RW riguarda beni la cui consistenza alla fine dell'anno è superiore all'ammontare di 10 mila euro ma, al di sotto di questa soglia, non sussiste alcun onere compilativo e dichiarativo. Dalla lettura della norma non vi è traccia di questo riferimento considerato come un bene immobile di valore pari a 9 mila euro sconta una imposta di 68 euro superiore al limite minimo di versamento dei tributi a fronte, come detto, di un obbligo di indicazione che, attualmente, non esiste.

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