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Un modello duale per la nuova Irpef

Un modello duale per l’Irpef, l’Irap in soffitta, acconti con prelievo mensile e su tutto l’ombra della patrimoniale. Sono questi alcuni dei punti che compongono il nuovo fisco nel lavoro che la commissione bicamerale di riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche ha ultimato e si accinge a consegnare al governo. Il tutto dovrà, si legge nel documento che ItaliaOggi è in grado di anticipare, servire come indirizzo politico proprio al Governo per la predisposizione della legge delega sulla riforma fiscale, che l’esecutivo si è impegnato a presentare entro il 31 luglio 2021.

Per la nuova imposta, il livello delle aliquote sui redditi da capitale (nonché degli regimi sostitutivi cedolari) dovrà essere sufficientemente prossimo all’aliquota applicata al primo scaglione Irpef. E’ questo il punto di sintesi della nuova Irpef tracciato nel documento conclusivo.

La bozza parte da una considerazione che la riforma deve percorrere due direzioni quello della crescita e quello della semplificazione. Il via libera comunque non è rose e fiori. Due punti del lavoro della commissione presieduta da Luigi Marattin e Luciano D’Alfonso restano scoperti e stanno richiedendo tempi supplementari di mediazione: il regime forfettario e l’introduzione di una patrimoniale. La commissione è stata convocata nella serata di ieri per tentare di trovare una sintesi anche su questi due nodi sui quali le divergenze di opinioni politiche al momento restano molto marcate.

Per quanto riguarda la struttura dell’Irpef in sé nel documento conclusivo si ipotizza che vada sostanzialmente ridefinita, in particolare attraverso «l’abbassamento dell’aliquota media effettiva con particolare riferimento ai contribuenti nella fascia di reddito 28.000-55.000 e la modifica della dinamica delle aliquote marginali effettive, eliminando», si legge nel documento, «le discontinuità più brusche». In che modo? Un deciso intervento semplificatore su scaglioni, aliquote e detrazioni per tipologia di reddito. Inoltre si ipotizza l’introduzione di un minimo esente (una no tax area senza specificarne la soglia) senza obbligo di dichiarazione per i contribuenti che si collochino sotto la relativa soglia. «Tale minimo esente dovrebbe preferenzialmente essere inteso», spiega la commissione, «come una maxi-deduzione a valere su tutta la distribuzione dei redditi (o su parte di essa) adeguando corrispondentemente il livello delle aliquote». Se questo intervento dovesse costare troppo per la finanza pubblica la commissione chiede sia introdotto al fine di ridurre il carico burocratico per i contribuenti.

Sul fronte della lotta all’evasione le indicazioni che la commissione fornisce nel documento sono quelle di ampliare l’utilizzo della fatturazione elettronica anche alle categorie oggi esenti e di un nuovo contemperamento dei principi di tutela della privacy con quelli di contrasto all’evasione fiscale, finalizzato a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno realizzarsi dei vantaggi derivanti dalla crescente digitalizzazione degli adempimenti fiscali.

Per quanto riguarda l’Irap a giudizio della commissione è che è giunta l’ora di mandarla in soffitta: nell’ottica di una semplificazione del sistema tributario è arrivato il momento di considerarla superata.

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