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Un ministro al vertice Bce lo spagnolo De Guindos apre il gioco delle nomine

Ieri è ufficialmente cominciato il gran carosello delle poltrone europee. Con la designazione da parte dell’Eurogruppo di Luis De Guindos alla vicepresidenza della Bce — che verrà confermata oggi dall’Ecofin e il 23 marzo dal Consiglio europeo — è iniziato tra Francoforte, Bruxelles e le principali cancellerie un risiko complicato: per sostituire nei prossimi diciotto mesi i vertici di alcune delle istituzioni più importanti. E il braccio di ferro per le poltrone più alte della Bce, in particolare, ha già rischiato di dividere il cuore del continente, quel rinnovato asse franco- tedesco che si appresta a riformare il progetto europeo.
Ma intanto, sentendo fonti dell’eurosistema, si apprende che lo sconfitto di ieri, il governatore della Banca d’Irlanda Philip Lane, del quale Dublino ha ritirato la candidatura all’ultimo momento per mancanza di sponsor importanti, potrebbe essere paracadutato su un’altra poltrona che si libererà tra qualche mese, quella del capoeconomista della Bce, il belga Peter Praet.
La nomina di De Guindos, invece, rappresenta di per sé un’anomalia: è la prima volta di un ministro in carica nominato nel comitato esecutivo, e in Germania la distanza tra politica e banche centrali è sacra. Ma la sua capacità di traghettare la Spagna fuori dalla spaventosa crisi bancaria e la prospettiva che Madrid esca quest’anno dal deficit eccessivo, hanno aiutato De Guindos a conquistare il cuore di Berlino.
Inoltre la scelta dell’ennesimo sudeuropeo per un posto importante in Europa spiana la strada a un candidato tedesco per il dopo Draghi: galateo vuole che si alternino il Nord e il Sud. O falchi e colombe. Il nome che circola da tempo è quello del governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ma non tutti non sono convinti che il brillante falco ce la possa fare.
Angela Merkel è stata in tutt’altre faccende affaccendata, in questi mesi. Il 4 marzo il referendum della Spd sulla Grande coalizione deciderà anche il suo destino. Se prevarranno i no, ai vertici del suo partito si scommette su un governo di minoranza che durerà « al massimo due mesi, poi si rivoterà». Inoltre, se anche Weidmann è stimatissimo, c’è la consapevolezza che il presidente della Bce debba conquistare l’appoggio dei Paesi del Sud Europa. E qui subentra la seconda grande incognita del carosello delle poltrone: chi governerà l’Italia dopo il 4 marzo, cioè la terza potenza dell’eurozona?
La candidatura Weidmann, peraltro, era nata nella testa dell’ex ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble. Ed era emersa in opposizione all’agitazione che Schaeuble aveva cominciato a percepire a Parigi attorno a un altro candidato, il governatore François Villeroy de Galhau. Per Schaeuble era un’ipotesi da scartare. Primo perché un presidente della Bce francese c’è già stato: Jean- Claude Trichet. Secondo, perché è arrivato il turno della Germania. Dunque, le due candidature rischierebbero di creare uno strappo nel cuore dell’Europa. Ma indiscrezioni parlano di un Emmanuel Macron già rivolto altrove, impegnato a mettere la sua fiche su un’alta poltrona europea ( la presidenza della Commissione, forse) o sul futuro ministro delle Finanze dell’eurozona. E lì i nomi che si fanno sono quelli del negoziatore della Brexit, Michel Barnier, e della direttrice del Fmi, Christine Lagarde.
Quanto alla Bce, oltre a Draghi e Praet, prima del 2020 scadrà anche il francese Benoit Coeuré. Se l’Eliseo cederà la presidenza ai tedeschi, potrebbe accaparrarsi di nuovo un posto da consigliere. Il nome che circola maggiormente è quello della neo- vicegovernatrice della Banca di Francia, Sylvie Goulard. Una donna, finalmente, nel muro di cravatte ai vertici della Bce.
Infine, con un tedesco presidente, l’unica donna attualmente del board, Sabine Lautenschlaeger, potrebbe essere costretta a lasciare, sempre per ragioni di bandiera. E senza un presidente italiano, chissà che Roma non possa esprimere di nuovo un consigliere. I nomi più autorevoli sono quelli di Lucrezia Reichlin e di Ignazio Angeloni. Ma siccome verrebbero scelti dal prossimo governo italiano, al momento sembra più facile vincere alla lotteria che indovinare chi sarà l’eventuale candidato italiano per il comitato esecutivo della Bce.

Tonia Mastrobuoni

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