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Un miliardo e sette strumenti per mille start up entro tre anni

Più di mille nuove start up nei prossimi 3 anni, grazie a una dotazione di un miliardo di euro, divisa in 7 strumenti, di cui 4 già avviati e tre da far decollare nei prossimi mesi. I numeri, sulla carta, sono per la prima volta di un certo peso e sottolineano l’impegno di Cdp e Governo per provare a colmare il gap che separa l’Italia dal resto d’Europa (per non parlare delle best practices oltreoceano) nello sviluppo del venture capital e, in particolare, nel sostegno allo start up. Il veicolo scelto per questa operazione è Cdp venture capital sgr, con il nuovo piano industriale presentato ieri. Cdp, ha spiegato l’ad Fabrizio Palermo, vuole «alzare il livello di ambizione, con target più alti» nel sostegno alle start up, che possono «generare crescita e occupazione, soprattutto giovanile. Un miliardo è una cifra importante, l’obiettivo è che sia un primo passo e che si traduca in un numero adeguato di investimenti». Il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, ha sottolineato l’importanza di investire per colmare il ritardo aggiungendo che, paradossalmente, l’emergenza Covid-19 ha creato «un momento opportuno».

Le risorse sono allocate pariteticamente da Mise e Cdp. A oggi la sottoscrizione è prossima a raggiungere circa 800 milioni, di cui 260 milioni attraverso il Fondo di co-investimento Mise (dotazione target 310 milioni). La sgr ha oggi in valutazione una pipeline di oltre 200 opportunità e conta di deliberare investimenti per oltre 250 milioni entro fine 2020. I sette strumenti hanno vocazioni distinte, indirizzati a sostenere le diverse fasi di vita di una start up anche con differenziazioni territoriali: Francesca Bria, presidente di Cdp venture capital ha sottolineato la scelta esplicita di puntare su un «ecosistema di start up» e di «allargare il mercato, attirando anche risorse dall’estero».

L’ad della sgr Enrico Resmini ha illustrato l’andamento dei fondi attivi e i prossimi in rampa di lancio. Quattro quelli già operativi. Italia Venture I, attivo dal 2015, investe in start up e Pmi innovative con una dotazione di 80 milioni e attualmente ha in portafoglio una ventina di realtà. Italia Venture II, con una dotazione di 150 milioni, è invece focalizzato sulle start up del sud. L’anno scorso è stato poi varato il fondo di fondi VenturItaly (investe in fondi di Venture Capital con una dotazione di 300 milioni), mentre ha debuttato a maggio il Fondo Acceleratori (125 milioni), con lo scopo di aiutare programmi di accelerazione verticali su settori strategici, investendo nelle start up che partecipano ai programmi supportati dal Fondo.

Nei prossimi mesi saranno lanciati tre nuovi fondi: il Fondo Corporate Venture Capital, con una dotazione di 150 milioni, che coinvolgerà alcune tra le aziende partecipate da Cdp e che investirà in start up focalizzate su alcuni degli ambiti strategici del Paese, e il Fondo Tech Transfer (dotazione iniziale di 150 milioni), con l’obiettivo di supportare la filiera del trasferimento tecnologico mediante la creazione di poli di trasferimento tecnologico (almeno 20 entro il 2022). Nei primi mesi del 2021 è previsto infine il lancio del Fondo Late Stage, con una dotazione iniziale di 100 milioni, con lo scopo di sostenere le start up nei round di finanziamento in fase avanzata. Previste infine anche azioni a sostegno dell’emergenza Covid, come Accelerora (9 milioni di euro per aiutare start up nel portafoglio di incubatori italiani) e Seed per il Sud (6 milioni per supportare round pre-seed/seed di start up del Sud del paese).

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