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Un mese di Chrysler vale tre dell’auto Fiat

di Raffaella Polato

MILANO — Contributo di Fiat Group Automobiles: 175 milioni. Contributo di Chrysler Group Llc: 155 milioni. Ma uno è il risultato dell’intero trimestre. L’altro quello di un solo mese: ai primi conti consolidati Torino-Detroit la neo controllata americana «partecipa» soltanto dal 24 maggio in poi. Gli analisti — una ventina— che hanno elaborato il consensus per il periodo aprile-giugno, pubblicato ieri sul sito Fiat, l’hanno ovviamente tenuto presente. E la media delle stime sull’utile della gestione ordinaria conferma in modo evidente quanto Sergio Marchionne ripete da tempo: «Già quest’anno» l’auto Usa «guadagnerà molto più» di quella italiana. Occorrerà aspettare anche la trimestrale Chrysler (il consiglio è lunedì 25) per avere una riprova di dinamiche e proporzioni. Per ora, in attesa del board che Fiat Spa riunirà in Brasile il 26 (e il giorno prima toccherà a Fiat Industrial), la tendenza sembra questa. Le «due velocità» dei due gruppi e dei due mercati di riferimento possono, a oggi, essere tradotte così: la gestione ordinaria della controllata Usa ha prodotto, in poco più di 30 giorni, quasi lo stesso utile messo insieme in tre mesi dalla «sorella italiana» , Fga. E le previsioni per l’intero 2011 ribadiscono il trend: 1,1 miliardi dalla prima, 635 milioni dalla seconda. Un divario che dovrebbe allargarsi ancora: il 2012 è stimato a 2,3 miliardi per Chrysler e a 800 milioni per Fga, il 2013 a 2,8 e un miliardo. Nel complesso, il trading profit che il consensus attribuisce per il secondo trimestre all’intera Fiat Spa è di 485 milioni. È però prevista una netta accelerata nella seconda parte dell’anno, quando si dovrebbe salire a 2,2 miliardi. In parallelo dovrebbero aumentare i profitti lordi e quelli netti: l’utile pre-tasse è visto a 290 milioni nel trimestre e a 1,4 miliardi a fine esercizio, l’utile netto a 110 e 570 milioni (con un indebitamento netto industriale stabile tra 4,6-4,8 miliardi). L’attesa per il consiglio del 26 non è legata solo ai conti. Marchionne sta completando la «squadra dei 25» che costituirà «un’unica leadership per Fiat e per Chrysler» . Dovrebbe presentarla proprio in Brasile. Scelta più che simbolica: il primo board del Lingotto a Betim è un modo per rimarcare come, ormai, il gruppo sia davvero multinazionale e policentrico. L’America Latina non conta meno del Nord America o — a maggior ragione oggi — dell’Europa. E qui si arriva in pieno al ruolo dell’Italia, nella geografia Fiat (che guarda anche all’Asia: la nomina, fra i 25, di uno dei «manager di area» di cui parlava ieri Automotive News sarebbe un segnale preciso). Dopo il verdetto di sabato su Pomigliano, che legittima newco e accordi ma definisce antisindacale l’esclusione della Fiom (che non ha firmato) dalle rappresentanze, è confermato il congelamento dei futuri investimenti. Ne sono nate le prevedibili polemiche. Avverte però Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria: «Non mi stupirei, di fronte alle incertezze del momento. Gli investimenti si fanno dove esistono garanzie di un ritorno. Quel che dobbiamo augurarci è che il Paese ci metta, tutti, in condizione di investire qui» .

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