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«Un mercato secondario per gli investimenti attraverso il fintech»

Se l’integrazione tra il mondo della finanza e quello della tecnologia era inevitabile, altrettanto lo è il fatto che le autorità di controllo si pongano la questione di come affrontare le nuove situazioni. All’interno della Consob, il commissario Paolo Ciocca sta seguendo proprio questi aspetti dell’evoluzione normativa, con particolare attenzione ai regolamenti che la Ue ha proposto di recente, per adeguare il proprio assetto normativo.

Quando si parla di fintech, ci si riferisce a qualcosa di chiaro, di definito?

È importante fare un po’ di pulizia sui concetti. Blockchain non è uguale a criptovaluta, che non è uguale all’euro digitale e così via. La Consob non si occupa di valute, ma di strumenti emessi tramite tecnologie che potremmo definire “a libro mastro decentrato” (Distributed Ledger Technology o Dlt), in cui grazie a un sistema crittografico ciascun nodo di una rete ha contezza e certezza delle transazioni che passano su questa rete. E questo perché le stringhe informatiche (i mastri) sono disponibili in più punti e possono essere aggiornate in modo indipendente, senza un ente centrale o un validatore. Mano a mano che andiamo avanti, dovremo abituarci a non usare più il termine fintech per tutto ciò che è innovazione. Per come lo intendiamo noi, come Consob, fintech significa, piuttosto, adeguare i mercati all’innovazione tecnologica. E il nostro interesse, come autorità, è tutelare gli investitori, in particolare i piccoli.

Cosa significa materialmente l’intreccio tra Dlt e strumenti finanzari?

Innanzitutto la Dlt può essere applicata sia alle securities e altri prodotti finanziari sia ad ambiti di back-office, come p. es. il catasto o il settore assicurativo. Per quanto riguarda le securities, per quale motivo uno strumento come un’azione o un’obbligazione dovrebbe transitare su una Dlt tramite una Securities Token Offering (Sto)? Il vantaggio è quello della riduzione dei costi di emissione per effetto del meccanismo di disintermediazione e automazione che si instaura. In Italia ancora non ci sono. Ma sappiamo che il mercato è interessato. Rispetto a questo fenomeno, per tutelare gli investitori, il punto centrale è garantire liquidabilità a un prezzo affidabile e trasparente anche a uno strumento del genere. Sembra una cosa ovvia, ma in una Dlt, che è decentrata non è così ovvio. È questo uno dei temi che stiamo studiando. Sul mercato possono esserci ovviamente strumenti illiquidi, ma devono esserlo in modo trasparente e riservati a soggetti consapevoli.

Diceva che nonostante l’interesse del mercato, queste offerte non ci sono ancora…

La liquidabilità dell’investimento su un mercato secondario è fondamentale. Da questo punto di vista i progetti pilota previsti dai regolamenti europei in fase di approvazione permettono delle sperimentazioni controllate per verificare la possibilità di un mercato secondario sulle Sto. È giusto che sia così. Noi come Consob lo avevamo chiesto. Anche se occorre dire che l’impostazione della normativa Ue è abbastanza tradizionale. Trattandosi di sperimentazioni, occorrerebbe lasciare la porta aperta anche a soluzioni che permettano di seguire l’evoluzione tecnologica, che va verso sistemi aperti, che si autocontrollano (permissionless). L’aspetto positivo della regolamentazione europea è che introduce definizioni e regole comuni anche sui criptoasset e le Initial Coin Offering (Ico) e questo è molto importante per la lotta all’abusivismo.

Quanto alla sicurezza, tutto ciò cosa significa?

È ovvio che si apre un nuovo mondo di rischi. Al tempo stesso si aprono anche nuove dinamiche di sicurezza. Se il token gira su wallet, una sorta di portafoglio elettronico che può risiedere nello smartphone, non ci sarà più tanto il problema della sicurezza dell’infrastruttura. Ma ci sarà la questione della sicurezza del cellulare, su cui magari sono salvate le chiavi di accesso. Se le chiavi del token sono sul cellulare e il cellulare viene violato, c’è il rischio di perdere il token. In questo contesto la sicurezza diventa fiducia. È fondamentale anche l’ultimo anello della catena. Questo è il mondo della c.d. cyber-security.

Ma sono solo rischi di tipo tecnologico?

Per tutti gli asset che non sono securities, va detto chiaramente che sono sempre investimenti ad alto rischio. L’investitore deve saperlo. Il vantaggio della nuova regolazione è che ci saranno regole obbligatorie e valide per tutti. Anche perché questi criptoasset saranno passaportabili e, una volta autorizzati in un singolo Paese Ue, potranno circolare in tutti i Paesi Ue. Occorre livellare il campo di gioco. È importante, inoltre, che non vengano annacquati i paletti su abusi di mercato e conflitti di interesse. Non è una cosa scontata. È necessario che l’andamento nel tempo di questi strumenti sia monitorabile. Tutti questi sono elementi che stiamo sostenendo nella discussione a livello comunitario.

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