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«Un mercato da 2 miliardi per rilanciare le Pmi»

Il mercato lo attendeva da tempo e alla fine è arrivato nel giorno della Bce. Il platfond da 250 milioni di euro messo a disposizione dal Fondo Italiano d’Investimento (FII) a un primo gruppo di 10 investitori specializzati è il primo passo a sostegno del mercato dei minibond per le Piccole e medie imprese (Pmi), reso possibile dopo il primo closing con la Cassa Depositi e Prestiti lo scorso settembre: con le risorse investite direttamente dal FII verranno messi a disposizione delle Pmi circa 2 miliardi di euro. «Come FII abbiamo chiuso questo primo pacchetto, ma continuiamo lavorare al fund rasing – spiega Innocenzo Cipolletta presidente del Fondo Italiano d’Investimento-. Il mercato del private debt per le Pmi è ancora allo stato embrionale e con queste risorse fresche speriamo di provocare quello shock necessario a sostengo delle imprese e dell’economia».
A sottoscrivere di fatto i minibond saranno i fondi specializzati nel settore del debito, un primo elenco destinato ad allungarsi: «Nei prossimi giorni avvieremo il processo di selezione e pensiamo di arrivare alla delibera definitiva di investimento entro il primo semestre di quest’anno – ha aggiunto Cipolletta -. Credo che l’iniziativa approvata ieri dal cda sia un segnale importante per fare crescere questo mercato che avrà bisogno dell’aiuto anche delle banche. L’elenco dei fondi finora selezionati è un primo passo in quanto l’intenzione è di coinvolgere altri invetitori».
Mentre il cda di FII approvava la manovra, la Bce dava il via al Quantitative Easing che indirettamente servirà a liberare risorse alle banche con cui finanziare le imprese e rilanciare la crescita. Lo stesso Fondo Italiano sta perfezionando altri interventi: «Nelle prossime settimane partirà il Fondo di fondi di Venture Capital operazione resa possibile dal closing con Cdp dello scorso settembre – ha aggiunto Cipolletta -, un terzo segmento che andrà ad aggiungersi al Private equity e al Private debt e sarà dedicato agli investimenti di capitale di rischio di start up italiane su cui sono già stati veicolati investimenti per 65 milioni di euro. Un impegno che ci consente di recuperare parte del gap che ci distanzia dai paesi europei in particolare Germania, Inghilterra, Spagna che hanno già introdotto da tempo strumenti simili». Gli interventi dei Fondi di fondi andranno ad aggiungersi a quelli già realizzati dal Fondo Italiano d’Investimento che nei suoi primi quattro anni di attività, tra interventi diretti e indiretti, ha coinvolto oltre 120 aziende italiane, con un giro di affari superiore ai 5 miliardi di euro e in grado di impiegare circa 26 mila dipendenti.
Ad aiutare il mercato ieri sono arrivati anche i provvedimenti di Banca d’Italia e di Consob sulla direttiva Aifm, ovvero il passaporto europeo che permette ai fondi di operare con un’unica autorizzazione in tutti i paesi dell’Unione. Un provvedimento importante, secondo Cipolletta «quello delle autorità italiane che hanno fatto un buon lavoro per mettere gli operatori italiani sullo stesso piano di quelli internazionali».

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