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Un mercato «chiuso» per i giovani

I direttori del personale bocciano la riforma del lavoro. Solo per il 18% favorisce l’occupazione (quota che quasi si dimezza, al 10%, quando si parla dell’ingresso dei giovani), mentre per appena l’8% incentiva la creazione di nuove partite Iva e di contratti a progetto. Appena il 12% dei responsabili delle risorse umane, poi, è convinto che la legge 92/2012 aumenterà la disponibilità a stabilizzare i contratti atipici. E le nuove norme sui licenziamenti aiuteranno la competitività delle imprese per appena un manager su cinque.
Sono questi i risultati di un sondaggio condotto dall’Aidp, l’Associazione italiana dei direttori del personale (su un campione di 400 associati), presentati ieri durante Tuttolavoro dal vicepresidente dell’Associazione, Paolo Iacci. L’unico giudizio positivo, espresso dal 60% degli intervistati, riguarda l’abolizione del «causalone» per il primo contratto a termine (di 12 mesi), che potrebbe favorire, questo sì, nuova occupazione.
Per il resto, la bocciatura è corale: per quasi tutte le domande poste ai dirigenti, almeno il 70% degli interpellati esprime un giudizio negativo sulla possibilità della riforma di dare una spinta all’occupazione. L’ultima bocciatura riguarda la poca chiarezza delle regole, soprattutto sul capitolo spinoso dei licenziamenti: solo secondo l’8% degli intervistati le nuove norme sul reintegro sono chiare.
Un punto, quello sulla certezza del diritto e delle regole, su cui hanno messo l’accento, durante il convegno organizzato dal Sole 24 Ore, i rappresentanti delle multinazionali. Per Luca Valerii, direttore risorse umane di Microsoft Italia, «resta l’incertezza su che cosa succederà in caso di licenziamento, e capire le regole del gioco è fondamentale perché le aziende possano prendere decisioni, altrimenti si rischia la paralisi».
Sulla stessa lunghezza d’onda Roberto Zecchino, responsabile delle risorse umane e organizzazione del gruppo Bosch per il Sud Europa: pur sottolineando che «il gruppo è passato da 500 a quasi 6mila collaboratori in Italia, a dimostrazione del fatto che qui si può investire», Zecchino ha aggiunto che non è sempre semplice tradurre all’estero le norme italiane, in primis quelle sui licenziamenti. In particolare, dopo la riforma, «sarebbe anche necessario capire – secondo Zecchino – che cosa accade per il contratto di inserimento dal 1° gennaio 2013». Mentre per i giovani, «nonostante la stretta operata dalla riforma, tra i canali d’ingresso continueremo a privilegiare i tirocini, oltre all’apprendistato e alla somministrazione».
Su quest’ultima formula contrattuale è arrivato anche il commento di Marco Ceresa, amministratore delegato dell’agenzia per il lavoro Randstad. «La flessibilità in entrata – ha commentato – è necessaria e utile quando contribuisce a migliorare la competitività delle aziende e a tutelare i lavoratori. La riforma va nella giusta direzione, contrastando i rapporti di lavoro autonomi fasulli e allargando il contratto di somministrazione anche all’apprendistato».
Infine, Fabio Carniol, managing consultant e amministratore delegato di Towers Watson Italia, ha sollecitato la rapida introduzione dei voucher per le lavoratrici madri, in alternativa al congedo parentale, prevista dalla riforma: «uno strumento che permette di migliorare gli strumenti per la conciliazione tra lavoro e famiglia, con effetti positivi anche sulla produttività».

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