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Un mega spot per la disclosure

Un mega spot a favore della voluntary disclosure proprio nel giorno della pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale. Arriva dalla procura di Milano con l’operazione Credit Suisse (si veda ItaliaOggi del 17/12/2014) «un’indagine su di una verifica fiscale nei confronti della branch italiana di una società assicurativa del Liecthenstein che ha permesso di evidenziare circa mille clienti italiani che hanno investito, al di fuori del rispetto delle norme sul monitoraggio fiscale, in polizze vita di paesi black-list» per un valore totale di otto miliardi, come recita il bilancio sociale del tribunale meneghino guidato da Edmondo Bruti Liberati, presentato sempre il 17 dicembre e che già teneva conto dell’operazione e dei suoi possibili risvolti economici.

La verifica è dunque scattata, è il caso di dirlo, con puntualità svizzera, con perquisizioni e sequestri in tre società del gruppo Credit Suisse, con ordini di esibizioni di documenti nei confronti di otto società fiduciarie e interrogatori per decine di persone residenti fiscalmente in Lombardia e intestatari di polizze estere. Un «mantello», secondo la Guardia di finanza che ha compiuto l’operazione, per capitali illecitamente situati all’estero.

Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, alcuni tra i mille contribuenti-clienti di Credit Suisse non hanno fatto in tempo, ieri, a informarsi sulle opportunità offerte dalla legge 186/2014, in vigore dal 1° gennaio 2015, che già all’ora di pranzo si sono visti notificare l’atto di accertamento dalla procura. Con ogni probabilità, dunque, porte chiuse alla regolarizzazione con l’impossibilità di poter usufruire anche solo dello sconto sulle sanzioni oltre che della copertura sul penale.

La chiave di lettura

La perquisizione attivata il 16 dicembre e l’illustrazione nel bilancio sociale fresco di stampa il giorno dopo non possono che essere letti come una vera e propria operazione complessiva di marketing a sostegno della voluntary disclosure. Un messaggio chiaro sia per quelli che ancora non hanno ricevuto l’avviso sia per tutti gli altri eventuali interessati al rimpatrio: l’amministrazione dimostra di sapere dove e quando attivare i fari delle indagini fiscali e finanziarie.

La Gdf ha già trasmesso tutti gli elenchi alla procura e al team guidato da Francesco Greco, padre morale dell’inserimento dell’autoriciclaggio nella legge sulla voluntary disclosure. Nei prossimi giorni ci sarà una vera e propria corsa contro il tempo, per chi sta nella lista, per non perdere il treno e la blindatura offerta dall’autodenuncia presso l’Agenzia delle entrate.

Con la pubblicazione della legge si è poi messo in moto il conto alla rovescia per portare a casa un accordo con la Svizzera che consenta a quest’ultima l’esclusione dai paesi black list, come avvenuto per il Lussemburgo nei giorni scorsi.

In questo scenario, l’attenzione della magistratura italiana proprio nei confronti di un istituto elvetico assume una luce particolare considerato che i nodi da sciogliere per giungere a un accordo tra i due paesi sono la regolamentazione fiscale dei lavoratori transfrontalieri e l’accesso del sistema creditizio elvetico al mercato italiano.

Richieste e modifiche

Con un assist del genere offerto dalla procura di Milano passano in secondo piano le richieste effettuate nelle scorse settimane dal mondo dei professionisti, e dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti in particolare, tutti concordi nell’evidenziare che le procedure della legge 186 sono complicate e molto costose. Proprio ieri, sul punto di possibili correttivi, il Pd Giovanni Sanga, relatore alla Camera sul rientro dei capitali, intervenendo al convegno di Unionefiduciaria sulle novità della legge, ha avuto modo di ribadire che «la voluntary disclosure non è né un condono né uno scudo ma si tratta di un importante intervento per contrastare l’evasione fiscale basato sulla collaborazione tra contribuenti e Agenzia delle entrate. Si tratta di una nuova fase nel rapporto Stato-Cittadino». Sanga ha poi chiarito a ItaliaOggi che «la legge è equilibrata ed entra in vigore così come è. Se ci sono aspetti che invece devono essere approfonditi lo faranno gli organi competenti con una circolare attuativa».

Ai consulenti e professionisti, che in queste ore stanno ricevendo i clienti potenzialmente interessati all’operazione Credit Suisse ma più in generale alla voluntary disclosure, non resta che precipitarsi a presentare l’istanza all’Agenzia delle entrate, alla task force creata per l’esame delle domande, l’Ucifi. Negli uffici di Milano, con ogni probabilità, il Natale sarà pieno di lavoro straordinario.

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