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Un marchio per la sostenibilità del vino italiano

Entro la prossima vendemmia, l’Italia potrebbe essere in grado di avviare il sistema della certificazione della sostenibilità della filiera vitivinicola: una novità assoluta a livello europeo che consentirà ai vini ottenuti seguendo specifiche regole di produzione, virtuose dal punto di vista ambientale e non solo, di essere immesse in commercio, sul mercato domestico ed internazionale, utilizzando uno specifico logo pubblico. Il nuovo strumento è stato istituito con il cosiddetto decreto «Rilancio», in particolare all’articolo 224 ter del decreto legge 19 maggio 2020 numero 34, convertito nella legge 17 luglio 2020 numero 77.

Il 23 giugno 2021 il Mipaaf ha diramato uno dei tre atti amministrativi che conducono alla piena operatività del sistema di certificazione della sostenibilità dei vini. Il decreto n. 288989 procede alla costituzione del comitato della sostenibilità vitivinicola (CoSVi), cui sono affidati responsabilità fondamentali per far funzionare il nuovo dispositivo.

Ai fini della piena operatività e della certificazione delle imprese e della loro relativa produzione di vini mancano due tasselli: l’approvazione del disciplinare che contiene lo standard di produzione, i requisiti e le buone prassi da rispettare in campagna e in cantina per poter essere annoverato nella categoria della produzione sostenibile e l’individuazione degli indicatori di monitoraggio che servono per valutare i risultati raggiunti e l’acquisizione di elementi utili per aggiornare il disciplinare di produzione, con una cadenza almeno annuale, come prescrive la legge istitutiva.about:blank

Le due menzionate funzioni sono di competenza del CoSVi. Pertanto, il decreto del 23 giugno è propedeutico per completare il percorso stabilito dal legislatore.

«Questo decreto è fondamentale. Saremo i primi in Europa a dotarci di uno standard pubblico sostenibile per il vitivinicolo. Ora serve accelerare col disciplinare di produzione, per applicare il nuovo modello già dalla prossima vendemmia», ha detto il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Ernesto Abbona.

Il disciplinare produttivo di sostenibilità si basa su quanto contenuto nelle linee guida nazionali per la produzione integrata nella filiera vitivinicola, opportunamente integrato con altre buone pratiche che possono riguardare, ad esempio, le modalità di utilizzo dei fitofarmaci e le regole produttive da seguire in cantina.

Il comitato è composto da rappresentanti delle Istituzioni (Mipaaf, regioni), da esperti del settore provenienti dal Crea e da Accredia e da un rappresentante per ciascuno dei sistemi di valutazione della sostenibilità attivi a livello nazionale.

Il decreto stabilisce che il disciplinare non si limiti a definire le regole produttive per la sostenibilità, ma agisca anche nelle aree della qualità, della sicurezza alimentare, della tutela dei lavoratori e dei cittadini e prenda in considerazione anche l’aspetto economico della garanzia di un reddito agricolo adeguato. L’adesione al sistema di certificazione è volontaria e può avvenire sia da parte di aziende singole che associate. La conformità della produzione al disciplinare è attestata da un certificato rilasciato al produttore aderente, da un organismo di controllo autorizzato ad effettuare le verifiche. Il monitoraggio sarà fatto su un campione di aziende aderenti ed avrà lo scopo di misurare lo stato di applicazione dei singoli impegni previsti nello standard e il grado di raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità stabiliti a livello europeo e nazionale.

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