Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Un lungo tradimento giustifica anche il danno morale

  • Ha diritto al risarcimento dei danni morali il coniuge che ha subito un lungo tradimento tanto più se è stato ingannato sulla paternità. Lo ha stabilito il tribunale di Bologna che, con la sentenza 3207/12, ha accolto il ricorso di un uomo che aveva scoperto, a poche settimane dal matrimonio, che la moglie lo tradiva già da dieci anni, durante tutto il fidanzamento.

    Di più. La donna era rimasta incinta e aveva dato l’annuncio a parenti e amici nonostante fosse a conoscenza della sterilità del marito. Per questo lui le ha fatto causa per ottenere il risarcimento del danno biologico e morale.

    Il tribunale emiliano gli ha accordato poco più di 40 mila euro come riscatto morale. Sul punto il giudice ha chiarito che il risarcimento del danno per violazioni dei doveri coniugali presuppone la lesione di un diritto inviolabile, garantito dalla Costituzione, quale può essere il diritto alla salute oppure alla dignità della persona. Da ciò deriva che detta violazione deve ritenersi sussistente in virtù della repentina e immediata relazione extraconiugale intrapresa dalla coniuge, a ridosso del matrimonio, in più con gravidanza, in quanto implicante una grave lesione del rapporto coniugale e della fiducia riposta dal coniuge nell’importanza dell’atto matrimoniale. Questo lede la dignità altrui anche per il fatto dell’inganno posto in essere nei riguardi del coniuge, pure di fronte ai parenti, circa l’effettiva paternità del nascituro e il tutto in modo cosciente e lucido.

  • Rischia il carcere il divorziato che si autoriduce l’assegno fissato dal giudice. Può essere condannato penalmente l’ex marito che, dopo la revisione decisa dal giudice, omette di versare integralmente alla moglie l’assegno divorzile, di cui una parte destinata al figlio minore, decidendo di «autoridurre» l’obbligo di corresponsione del denaro fissato dal provvedimento giudiziale.Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza 1745 del 14 gennaio 2013, ha respinto il ricorso di un 42enne contro la decisione della Corte d’appello di Roma che lo ha condannato a un mese di reclusione, 300 euro di multa e a una provvisionale di 10 mila euro nei confronti della ex moglie alla quale non aveva versato l’assegno divorzile, di cui una parte era in favore del figlio minore. La sesta sezione penale, in linea con la Corte romana, ha osservato che «l’ipotesi prevista dall’articolo 9 della legge 898/70, secondo la quale, qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondersi al sensi degli articoli 5 e 6, non costituisce un’ipotesi autonoma rispetto a quella stabilita dagli articolo 5 e 6 della stessa legge ma solo una prevista evenienza di adeguamento dell’assegno divorzile originariamente stabilito a mente dei predetti articoli 5 e 6, cosicché al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno così dovuto si applicano, ex articolo 12 sexies della legge 898/70, le pene previste dall’articolo 570 del Cp». Per Piazza Cavour, inoltre, è illecita la soggettiva «autoriduzione» dell’obbligo di corresponsione fissato dal provvedimento giudiziale. «Inammissibile è il motivo di gravame», spiega la Suprema corte, «incentrato su una rivalutazione dei fatti, peraltro basata sull’errato presupposto relativo all’aggiuntiva considerazione della destinazione delle somme al figlio improponibile in sede di legittimità».
  • Può essere revocata la donazione in favore della convivente che offende il partner. La donazione indiretta di un immobile può essere revocata per ingratitudine se il partner, donatario, ingiuria e vessa il donante. Lo ha stabilito la Corte d’appello di Roma che, con la sentenza n. 5716/2012, ha respinto il ricorso di una donna che aveva ricevuto in dono dal suo compagno un bell’appartamento ma che, per tutta risposta, non gli aveva risparmiato fin dall’inizio della convivenza offese e ingiurie.I giudici hanno confermato il verdetto del tribunale spiegando che, l’ingiuria grave richiesta, ex art. 801 c.c., quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine, deve essere caratterizzata dalla manifestazione, nel comportamento del donatario, di un durevole sentimento di disistima delle qualità morali e di irrispettosità della dignità del donante contrastanti con il senso di riconoscenza che, secondo la coscienza comune, dovrebbero invece, improntarne l’atteggiamento.
Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Dopo Google, anche Facebook firma un accordo che apre la strada alla remunerazione di una parte del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se lavori, niente assegno di invalidità. Lo dice l’Inps nel messaggio 3495 del 14 ottobre scorso...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ripensare, allungare, integrare Quota 102-104, eredi di Quota 100, per anticipare la pensione: tutt...

Oggi sulla stampa