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Un italiano su tre dichiara meno di 10 mila euro commercianti in povertà

Quasi terzo dei 41 milioni di contribuenti italiani dichiara un reddito inferiore ai 10.000 euro lordi annui. Il dato emerge dalle dichiarazioni dei redditi dell’anno scorso, riferite al 2013. In media ad avere le entrate più basse sono i lavoratori dipendenti con datore di lavoro persona fisica: sono 1.5 milioni, e il loro reddito medio è di 10.680 euro. Va un po’ meglio ai dipendenti delle società di persone, il reddito medio è di 13.960 euro. Poi è la volta dei commercianti, con un reddito medio di 17.500 euro, superiore comunque del 2 per cento rispetto all’anno precedente. Tuttavia alcune categorie di commercianti dichiarano un reddito molto più basso, e addirittura rientrano tra gli incapienti (sotto la soglia degli 8.000 euro): si tratta dei corniciai, i titolari di mercerie, i rivenditori di auto (che hanno dichiarato in media un reddito d’im- presa di 6.100 euro), i titolari di negozi di abbigliamento, di negozi di strumenti musicali e gli artigiani della ceramica. Poco dopo la soglia limite per il pagamento delle tasse ci sono le tintorie (8.100 euro in media) e i rivenditori di giocattoli (8.200) seguiti dai librai (9.600 euro). In riferimento agli studi di settore, i dati confermano che la crisi ha colpito in particolar modo l’edilizia, gli imprenditori del settore dichiarano in media perdite di oltre 8.000 euro, ma somedio no in rosso anche le discoteche e i night club, i pescatori, le spa e le terme. In generale, gli studi di settore sono stati applicati nel 2013 a 3,6 milioni di soggetti, con un reddito totale dichiarato di 98 miliardi, l’1,8 per cento in meno rispetto all’anno precedente.
Sempre a giudicare dalle dichiarazioni dei redditi, va meglio ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, che guadagnano in media 22.400 euro, mentre il reddito più elevato per i dipendenti è quello delle società di capitali, 23.580 euro. Ma è nel settore delle attività professionali che si trova il reddito medio più elevato in Italia, 42.100 euro, per quanto in diminuzione del 2,9 per cento rispetto all’anno precedente. Una media che non riflette i picchi: per esempio i notai guadagnano 212.000 euro.
L’82,6 per cento dell’Irpef arriva dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, e appena un 5,9 per cento corrisponde a redditi d’impresa o da lavoro autonomo. Circa 5,3 milioni di contribuenti presentano la dichiarazione Iva. Le entrate Iva sono aumentate dell’1,7 per cento, ma il motivo va collegato principalmente al rialzo dell’aliquota ordinaria al 22 per cento a partire dal primo ottobre 2013. L’incremento è imputabile tuttavia solo alle società di capitali, mentre si registra un calo per le ditte individuali e le società di persone.
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