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Un italiano su quattro a rischio povertà

ROMA — Le famiglie italiane sono sempre più povere. Secondo l’ultimo rapporto Istat su «reddito e condizioni di vita», metà dei nuclei famigliari mediamente hanno un reddito al di sotto dei 25 mila euro netti all’anno (2.037 al mese) mentre è cresciuta di 3,8 punti — arrivando al 28,4% — la percentuale dei cittadini a rischio di povertà o esclusione sociale. Si tratta di un dato che porta l’Italia per la prima volta al di sotto della media europea che è del 24,2%. Attenzione però: i dati sono riferiti all’anno scorso, 2011 rispetto al 2010, quindi raccontano l’andamento della nostra ricchezza, o meglio della nostra povertà, nell’ultimo anno del governo Berlusconi e non di quello Monti.
Un distinguo che non ha impedito alle associazioni dei consumatori, già da tempo sul piede di guerra per la caduta del potere d’acquisto dei salari, di lanciare l’allarme. «I dati dell’Istat non sono altro che l’ennesima conferma di una tragedia annunciata», affermano in una nota Federconsumatori e Adusbef, che sottolineano altri dati negativi come la produzione industriale in caduta libera (l’ultimo dato attesta un calo del 6,2%), i consumi in continua contrazione (secondo le stime Federconsumatori, il 2012 si chiuderà a -5%), potere di acquisto in discesa (-13,2% dal 2008) e disoccupazione ai record storici (11,1%). Come rilevato dall’Istat, nel 2011 oltre un quarto degli italiani era già a rischio povertà o esclusione sociale. «Un andamento — scrivono le associazioni — sicuramente aggravato dall’azione del governo Monti, troppo impegnato nel rimettere in sesto i bilanci senza preoccuparsi delle gravi conseguenze che ciò comportava sulle tasche già povere e sulle precarie condizioni di vita dei cittadini». I consumatori ricordano le principali azioni dell’attuale esecutivo destinate a impoverire ancora di più le famiglie: aumento dell’Iva, introduzione dell’Imu per la casa, accise sui carburanti, aumenti delle addizionali regionali e comunali tutte tasse «che ci portano di fronte ad uno dei Natali più rigidi mai vissuti, con un calo della spesa calcolato dell’11%».
Più in dettaglio la crisi nel 2011, spiega l’Istat, è determinata dall’aumento della quota di persone a rischio di povertà (dal 18,2% al 19,6%) e di quelle che soffrono di severa deprivazione (passate dal 6,9% all’11,1%). Dopo l’aumento osservato tra il 2009 e il 2010, resta invece stabile (10,5%) la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro. I valori più elevati di rischio povertà o esclusione sociale si registrano tra i residenti del Mezzogiorno (46,2%), e tra i componenti delle famiglie numerose (40,1%). In particolare, aumentano rispetto al 2010 gli individui che vivono in famiglie che dichiarano di non potersi permettere, nell’arco di un anno, una settimana di ferie lontano da casa (dal 39,8% al 46,6%), che non hanno potuto riscaldare adeguatamente l’abitazione (dall’11,2% al 17,9%), che non riescono a sostenere spese impreviste di 800 euro (dal 33,3% al 38,5%) o che, se volessero, non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni (dal 6,7% al 12,3%).
Infine i dati sul Pil (Istat): nel terzo trimestre del 2012 è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% nei confronti del terzo trimestre del 2011.

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