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Un fondo salva dai creditori

 di Roberto Lenzi 

Il patrimonio aziendale e quello della rete di imprese non coincidono, ma un fondo apposito, costituito per la rete, potrebbe fare da scudo al capitale dell'impresa nei confronti dei creditori terzi alla rete. Arrivano le linee guida sulla forma dei contratti di rete per mantenere i vantaggi fiscali previsti dalla normativa. Ma ancora non vengono sciolti al 100% i dubbi sulla separazione tra il patrimonio della rete e quello delle imprese partecipanti. Questo è il motivo che frena l'utilizzo dello strumento del contratto di rete da parte delle imprese. A fornire alcune interpretazioni utili ci pensa la prima edizione delle Linee guida sul contratto di rete elaborata da parte del Comitato interregionale dei Consigli notarili delle Tre Venezie e da RetImpresa. Le linee guida forniscono alcuni approfondimenti sul fondo comune e sulla separazione del patrimonio, fornendo alcune utili idee sia in caso di costituzione tramite beni mobili che beni immobili, oltre a indicare la possibilità di affidare la gestione della rete a una società ad-hoc.

Rete non «entificata» per garantirsi i vantaggi fiscali.

È consigliabile che le imprese che accedono allo strumento del contratto di rete, per non mettere a rischio i connessi vantaggi fiscali, si adeguino, quanto meno inizialmente, allo schema «minimo» fornito dalla legge, che è quello di una rete non «entificata», quindi non un soggetto giuridico a sé stante. La mancanza di soggettività giuridica della rete, impone quindi di considerare il fondo comune come una comproprietà delle imprese in rete, che tuttavia, probabilmente, può essere considerata una comproprietà separata dal patrimonio di ciascuna. Pur se il richiamo effettuato dalla normativa agli articoli 2614 e 2615 c.c., sembra giustificare l'idea che il fondo comune rappresenti un patrimonio separato, non è tuttavia chiaro quale sia il grado di separazione patrimoniale, per esempio se unilaterale o bilaterale.

Fondamentale pubblicità. Indipendentemente dalle interpretazioni, le linee guida indicano la «pubblicità» come un atto fondamentale per aspirare alla separazione patrimoniale. L'esigenza di rendere conoscibile ai terzi il vincolo di destinazione imposto al fondo patrimoniale comune dipende dalla necessità di non frustrare l'affidamento che terzi soggetti facciano nella consistenza del patrimonio delle singole imprese in rete.

Riserve specifiche in bilancio. Le linee guida sottolineano che la fattispecie assolutamente più frequente dovrebbe essere quella in cui il fondo comune è costituito da beni mobili. Si suggerisce, in caso di fondo in denaro, di utilizzare un conto corrente dalla cui intestazione sia desumibile la destinazione delle somme depositate al fondo comune della rete, secondo la tecnica che viene comunemente utilizzata per le somme in trust. Viene inoltre suggerita la corretta appostazione nei bilanci delle imprese in rete delle somme corrispondenti alla riserva di utili utilizzata.

Trascrizione del vincolo. Il fondo comune può anche essere costituito da beni immobili. In questo caso, le linee guida suggeriscono che l'effetto segregativo passi attraverso la forma di pubblicità propria di questi beni, ossia la trascrizione presso l'Agenzia del Territorio. La destinazione al fondo comune potrebbe quindi essere trascritta mediante la costituzione di un apposito vincolo, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2645- ter c.c., in questo modo garantendo con certezza il beneficio della separazione patrimoniale, benché unilaterale. In questo modo, le proprietà immobiliari confluite nel fondo comune non sarebbero aggredibili dai creditori ordinari delle imprese partecipanti alla rete, oltre a poter contare su una struttura che faciliterebbe l'accesso al credito.

Una società per la rete. Una possibile opzione è determinata dal fatto che conferimenti e acquisti vengano effettuati, a proprio nome e per conto dei partecipanti alla rete dall'organo comune incaricato di gestire la rete rappresentato da una società, finanche di capitali, partecipante o anche estranea alla rete. L'organo di gestione sarebbe quindi «entificato», a differenza della rete in sé.

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