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Un fondo perduto uniformato

Contributo a fondo perduto nella nuova edizione con criteri uniformi alla precedente versione: quello che potrebbe mutare sarà l’importo che verrà percepito ora, in quanto lo stesso potrebbe essere un multiplo della prima erogazione. È questa la conclusione alla quale si giunge alla luce di quanto previsto dall’articolo 1 del decreto-legge n. 137 del 2020 ed in attesa di ulteriori novità che potrebbero essere contenute nel nuovo decreto in via di predisposizione (si veda altro articolo a pagina 28). Il tema dell’applicazione concreta della nuova tornata del contributo a fondo perduto, secondo quanto previsto dall’articolo 1 del decreto Ristori, deve tenere conto, in prima battuta, della necessità di un prerequisito e cioè lo svolgimento di una attività economica prevalente «coperta» da un codice Ateco espressamente evidenziato nella tabella allegata al decreto-legge. Una volta soddisfatto tale prerequisito, l’altro elemento portante è rappresentato dall’assenza della necessità di formulare, nella più parte dei casi, una nuova istanza. Ciò in quanto, come espressamente previsto dalla disposizione normativa, l’erogazione avverrà in modo automatico con accreditamento bancario o postale sulla base dei dati a disposizione attraverso la domanda presentata entro lo scorso 13 agosto.

In questo contesto, una precisazione che viene spesso richiesta riguarda la posizione di coloro che, nella precedente edizione della norma, non avevano dovuto necessariamente verificare il calo di fatturato confrontando i dati di aprile 2020 con quelli di aprile 2019. Il tema riguardava, essenzialmente, due tipologie di soggetti indicati nel comma 4 dell’articolo 25 del decreto-legge n. 34 del 2020 (Rilancio):

– coloro che avevano avviato l’attività dopo il 1 gennaio 2019;

– coloro che, a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, avevano il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti dagli eventi in questione i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19.

In queste due ipotesi, la norma stabiliva di fatto una clausola di salvaguardia che garantiva l’importo di 1000 euro nel caso di persone fisiche ovvero di 2000 euro nel caso di soggetti diversi, a condizione, beninteso, che dal calo di fatturato non emergesse il diritto alla percezione di un contributo di importo superiore.

La nuova versione della norma ricomprende dette ipotesi nell’ambito di quanto previsto dal comma 7 lettera a) dell’articolo 1, ove si afferma che per i soggetti indicati al comma 5, la nuova erogazione compete come quota (identica od in multiplo) rispetto a quanto già percepito. In tal senso, il comma 5 tratta dei soggetti che hanno già beneficiato del contributo in quanto hanno presentato, nella precedente versione della norma, la relativa istanza e, conseguentemente, lo scenario che si profila è il seguente:

– al soggetto che ha percepito il minimo di legge in quanto, ad esempio, non si era verificato il calo di fatturato, verrà attribuito un identico importo minimo o un multiplo di detto ammontare;

– al soggetto che ha percepito un importo più elevato in quanto, pur non essendo obbligato, ha «raggiunto» detto importo per effetto del calo di fatturato, verrà erogato anche in questo caso un identico importo o un suo multiplo. Ciò in quanto il parametro del calo di fatturato tiene conto del riferimento temporale identico a quello previsto dal decreto-legge n. 34 del 2020.

A ben guardare, alla stessa situazione si giungerà nel caso in cui i percettori del contributo a fondo perduto sulla base delle precedenti regole, abbiano conseguito il minimo previsto dalla legge a fronte dell’avvenuta verifica del calo del fatturato. In generale, infatti, le disposizioni del comma 6 dell’articolo 25 del decreto Rilancio sono richiamate per tutti i soggetti, compresi quelli che presenteranno per la prima volta la domanda in quanto, ad esempio, con ricavi e compensi superiori a 5 milioni di euro nel 2019. Ora, il tema vero si sposta su come interverrà sullo status quo il nuovo decreto. In linea di principio, non appare inconferente immaginare un ampliamento dei codici Ateco già evidenziati nel decreto-legge 137 del 2020, in ragione della chiusura pressoché generalizzata delle attività almeno nelle c.d. zone rosse.

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