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Un fondo di ristoro per i più deboli ma serve il sì della Ue all’emendamento

ROMA. Sono ore di contatti febbrili tra governo e Commissione europea per risolvere il pasticcio del Salva-banche. L’ultimo negoziato tra tecnici del Tesoro e funzionari della Direzione generale per la Concorrenza di Bruxelles sta dando esito positivo. Per questo a Palazzo Chigi si ipotizza che un emendamento alla Legge di Stabilità da presentare entro stasera a Montecitorio possa sbrogliare la matassa. Oggi un ultimo confronto, non si esclude una telefonata tra Padoan e il commissario Margrethe Vestager, per chiudere la partita. Se all’ultimo la risposta di Bruxelles dovesse però essere negativa la soluzione slitterebbe, il negoziato proseguirebbe a oltranza e il governo interverrebbe successivamente con un decreto ad hoc nelle prossime settimane.
Al centro dei contatti tra Italia e Commissione un fondo di solidarietà selettivo, aperto anche ai piccoli azionisti, oltre che agli obbligazionisti subordinati. Ovvero ai risparmiatori più deboli, con redditi bassi, la quasi totalità dei risparmi bruciati dopo il decreto Salva-banche del 22 novembre. E con bond sottoscritti prima del 2014, quando le regole erano diverse, la garanzia pubblica e soprattutto il rischio dell’investimento basso o medio-basso (il rischio è salito successivamente con il divieto Ue ai salvataggi bancari con mano pubblica). Ad entrare nel fondo potrebbe essere anche chi ha acquistato obbligazioni piazzate con la truffa e l’inganno, senza firmare i prospetti o come condizione per il rilascio di mutui e fidi.
Il governo lavora a queste ipotesi per costruire il fondo di ristoro promesso alle vittime del Salva- banche, come si definiscono. E la messa a punto di dettagli, tetti, soglie si è fatta febbrile nelle ultime ore, accelerata dalla tragedia di Civitavecchia, ma anche dalle scintille con Bruxelles.
Il nodo da sciogliere, da cui poi dipanare la matassa, sono però le risorse. Difficile che si scenda sotto i 100 milioni, «anzi si punta a salire un po’», racconta una fonte di Palazzo Chigi. Sempre con il criterio dei due terzi a carico delle banche (un contributo volontario che però incontra resistenze visto che hanno già sborsato 3,2 miliardi per il pacchetto di salvataggio) e un terzo di risorse pubbliche «in deficit». Fissata la cifra, si disegna la platea: chi sta dentro e chi fuori. Il ministero dell’Economia lavora su numeri e proiezioni, in tempo per l’audizione di quest’oggi di Padoan alla Camera.
Un’ipotesi che prende corpo con il passare delle ore per accedere al fondo è l’arbitrato, ovvero la soluzione adottata dalla Spagna nel 2012 dopo i fallimenti di alcune banche, quando furono istituiti dei tribunali arbitrali per esaminare le carte dei risparmiatori e distinguere le truffe dal resto. Ha funzionato, il risarcimento fu totale e l’Europa approvò. Nel caso italiano potrebbe essere il filtro a cui legare gli altri requisiti (reddito tramite Isee, percentuale del risparmio bruciato, data dell’investimento). Ma il “ristoro” o “sollievo” – come lo chiama Renzi – non sarà per tutti e non coprirà tutto il capitale.
Dunque centrale per la creazione del fondo il nuovo negoziato con la Ue. «Il governo fa bene a insistere con Bruxelles, i rischi degli investimenti ora bruciati sono aumentati dopo la loro vendita e la Vestager sbaglierebbe a dire di no», commenta Roberto Gualtieri, presidente della Commissione bilancio del Parlamento europeo. E se a Roma c’è ottimismo sull’esito del negoziato, finora i riscontri di Bruxelles sono positivi, fino all’ultimo non si può dare per scontato l’ok informale della Ue. Basta pensare quantoaccaduto nelle scorse settimane. Dopo mesi di contatti infruttuosi tra Tesoro e Bruxelles è intervenuto Renzi per sbloccare la situazione. In una burrascosa bilaterale a margine del G20 di Antalya, era il 15 novembre, il premier ha avuto un durissimo scontro con il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che alla fine ha assicurato che avrebbe risolto il problema. Ma poi il successivo negoziato tra Padoan e Vestager ha prodotto il caos del 22 novembre: sono stati salvati i correntisti e gli obbligazionisti senior,ma non quelli subordinati.
Un esito poco gradito a Renzi che due settimane fa in fondo alla lettera inviata a Juncker per illustrare il Salva-banche ha aggiunto una velenosa postilla a penna: «Caro Jean-Claude, ricordati sempre che a Roma hai un buon amico». Allusione al fatto che l’ex premier lussemburghese ha ricevuto la fiducia dell’Europarlamento grazie alla coalizione tra Ppe e Pse. E il Pd è il primo partito del gruppo socialista a Strasburgo.
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