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Un fondo del Tesoro per riavere la tripla A

ROMA — Un fondo pubblico del Tesoro che emetta titoli garantiti dai migliori beni dello Stato, dagli immobili, alle grandi società, alle riserve valutarie e aure. E perciò classificabili con la valutazione «Tripla A» e caratterizzati da rendimenti assai bassi. È questa l’idea avanzata ieri dal presidente della Consob (autorità di vigilanza della Borsa), Giuseppe Vegas, in un’audizione al Senato. L’obiettivo dichiarato è «ridurre gli oneri a servizio del debito», cioè gli interessi pagati. Ma soprattutto «influire su rating (valutazione delle obbligazioni, ndr) e spread (differenziale di rendimenti, ndr)». Il fondo potrebbe comprare sul mercato secondario i titoli di Stato più costosi per lo Stato, in termini di rendimenti, riducendone la spesa per interessi e accelerando il risanamento.
Un’idea che Vegas avanza in qualità di esperto dei conti pubblici (e non come presidente Consob) e che dovrà, nel caso passare al vaglio del governo: «Ci stiamo lavorando» si limita a dire il presidente dell’Autorità. Un lavoro che si è già sostanziato in un documento intitolato «Proposta di costituzione di un Financial Stability Fund italiano» e perciò in una sigla: Fsf. Vi si legge, tra l’altro, che il Fondo verrebbe costituito come veicolo ad hoc controllato dal ministero dell’Economia e che potrebbe intervenire anche sul mercato primario con proposte di acquisto in fase d’asta. «Tale intervento — si sostiene — consentirebbe di sostenere la domanda in circostanze di particolare turbolenza sui mercati» perché «il Fondo potrebbe intervenire sottoscrivendo la parte non collocata, orientando i tassi di riferimento al ribasso e riducendo anche l’effetto di amplificazione del rischio connesso alla diffusione di notizie negative». Anche le banche, si prosegue, ne trarrebbero beneficio riducendo «l’esposizione verso il rischio Paese» e cedendo «parte dei titoli di Stato in portafoglio» al Fondo. La liquidità così liberata potrebbe avere effetti anche sul credit crunch, rimettendo in circolo risorse per imprese e famiglie. Il documento ipotizza che i bond del Fsf trovino collocazione anche nei portafogli delle stesse banche italiane, oltre a essere utilizzati «come collaterale per operazioni di rifinanziamento presso la Bce (Banca centrale europea)».
Si calcola che il Fsf potrebbe emettere obbligazioni fino a circa 120 miliardi di euro a fronte di garanzie reali per circa 150. I risparmi diretti di spesa sarebbero di circa 2,5 miliardi di euro all’anno fino al 2025. Mentre a regime la spesa per interessi potrebbe ridursi di circa 8,7 miliardi di euro. Nell’audizione Vegas ha giudicato «efficaci» le misure varate da Borsa Italiana, su sollecito della Consob, che introducono una penale per i traders, allo scopo di contenere il trading ultra veloce (Hft). Vegas ha anche detto che la Consob sta «attentamente valutando e monitorando» l’attività delle agenzie di rating che ci hanno declassato. Una notazione l’ha riservata a Unicredit, unica banca a non ridurre l’offerta di credito pur adeguando il patrimonio come richiesto dall’Eba (Autorità europea per le banche).

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