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Un fondo anti-delocalizzazione

Un fondo da 50 milioni – ma è solo la prima dotazione – pensato per quelle aziende che sono nel mirino di gruppi internazionali, e potrebbero essere tentate di trasferire all’estero la proprietà. Aziende sostanzialmente sane, leader nei propri settori, ma che hanno bisogno di risorse per crescere, o devono affrontare un passaggio generazionale.
Il nuovo “fondo Sviluppo Pmi”, operativo da ieri, è gestito da Fvs Sgr, la società di gestione del risparmio nata dalla partnership fra le finanziarie regionali Veneto Sviluppo e Friulia: «Territori distinti da un punto di vista amministrativo, ma con un tessuto produttivo che ha radici comuni, spesso stabilimenti in entrambe le regioni», sottolinea Stefano Milanese, direttore generale di Fvs. Un tessuto e un patrimonio che rischiano di ritrovarsi impoveriti: «La complessità dei processi di crescita e le necessità finanziarie sono fattori che possono spingere alla cessione sempre più diffusa delle nostre imprese a capitali stranieri, spesso con il successivo trasferimento delle direzioni aziendali e delle stesse attività produttive e ricadute sull’intero indotto – dice Giorgio Grosso, presidente della Sgr e di Veneto Sviluppo Spa -. Questo fondo mira a diventare una diga per arginare il fenomeno, cercando di mettere in salvo il nostro Dna manifatturiero».
Le Pmi potenzialmente interessate hanno caratteristiche fondamentali: validi progetti di sviluppo e prospettive in termini di mercati, prodotti e tecnologie; forte posizionamento di mercato; potenzialità di valorizzazione su vari fronti e predisposizione alla ricerca di una massa critica anche in una logica di sistema con altre aziende.
«Nè aziende decotte, nè nascenti. Noi saremo un supporto, non azionisti di controllo», scandisce Grosso. L’investimento medio sarà di 3-5 milioni, con una permanenza media nel capitale di 5 anni: a quel punto una delle prospettive possibili, vista la delicatezza del momento dell’uscita della Sgr dalle aziende, è l’accompagnamento delle aziende in Borsa. La scelta dei settori vede esclusi l’immobiliare e il bancario-assicurativo, e ha un risvolto etico: nessuna impresa che operi in armi, gioco d’azzardo, pornografia. Le aziende target (sulla base di fatturato, Ebitda e altri parametri) sono stimate in 870, di cui 132 in Friuli VG.
Friulia contribuisce alla dotazione con 21 milioni, Veneto Sviluppo con 20, e altri 7 rappresentano la partecipazione di Solidarietà Veneto, attivo dal 1990, primo fondo pensione territoriale avviato e il primo a scegliere di diversificare l’investimento scegliendo l’impresa non quotata: «Una iniziativa costruita con pazienza e determinazione, solo un primo segno della volontà di investire sul nostro territorio e sulle Pmi», spiega il presidente Andrea Tomat. Altri soggetti, anche bancari, hanno già dato la disponibilità ad ampliare la sottoscrizione, già ad aprile. I tempi sono maturi: «Molte delle aziende potenzialmente interessate hanno già avuto contatti o hanno in mano proposte da parte di altri gruppi o di multinazionali», avverte Grosso.

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