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Un fiume di denaro a San Marino Mps “ripuliva” migliaia di assegni

E’ un incrocio scivoloso che si ripete nel tempo quello tra Mps e Banca d’Italia. Era già accaduto a Forlì nel 2008, con l’inchiesta che ha portato a giudizio per il riciclaggio di 1 miliardo e 600 milioni di euro il Monte (Mussari figura imputato quale legale responsabile della banca) e la Cassa di Risparmio di San Marino e che, appena qualche giorno fa, è stata oggetto di una consegna di atti della Procura romagnola a quella di Siena. In quella vicenda, il Monte, attraverso la sua filiale di Forlì, si era prestato infatti a ripulire decine di migliaia di assegni messi all’incasso dalla Cassa di Risparmio di San Marino.
Perché quei titoli, una volta trasformati in contanti da Mps, rientravano poi a San Marino con dei furgoni che, settimanalmente, trasportavano verso la Repubblica del Titano una media di 2 milioni e mezzo di euro, sempre in banconote da 500. Un flusso di contanti nero e macroscopico. Che richiedeva, da parte di Mps, un continuo approvvigionamento di banconote da 500 euro presso la filiale della Banca d’Italia di Forlì dove, come ogni banca, il Monte aveva un conto di gestione. E dove, evidentemente, nessuno sospettò.
Nonostante quanto è possibile leggere a pagina 132 della richiesta della Procura di Forlì che ha chiuso quell’indagine. «Da dati forniti dal Servizio Sistema di Pagamenti — scrivono infatti gli ispettori di Banca d’Italia nella loro relazione ispettiva citata dai pubblici ministeri di Forlì — emerge che, nei primi cinque mesi del 2008, il Monte dei Paschi ha prelevato dalla filiale di Forlì, a valere sul conto di gestione, contante di importo pari al 14,2 per cento di quanto prelevato sull’intero territorio nazionale». Un dato già da solo stupefacente. Che assume ulteriore senso in un successivo passaggio della relazione. «Per far fronte al fabbisogno contante della filiale di Forlì, il Servizio Cassa Generale della Banca d’Italia ha dovuto rifornirla, dall’inizio del 2007, di un milione di pezzi di banconote da 500 euro, mediante sette movimenti fondi. Mentre, nel periodo 2006-2008, lo sbilancio tra banconote da 500 versate e prelevate dai conti di gestione è risultato pari a 1 milione e 700 mila pezzi».Tra il 2007 e il 2008, dunque, la filiale di Banca d’Italia di Forlì eroga alle banche della zona una tale massa di banconote da 500 euro (per lo più a Mps e in misura minore, ma comunque significativa a Unicredit) che è costretta a continui rifornimenti.
Ma nessuno, apparentemente, si chiede quale ne sia la ragione. Anche quando, nel giugno del 2008, i dati sull’utilizzo del contante nella provincia di Forlì per il biennio 2006-2007, svelano che quella “fame di carta” va avanti da tempo e che in quella provincia si muovono banconote «in misura tripla rispetto a piazze come Milano, Lodi, Pavia, Roma».
Al punto — scrivono i pm — che, proprio in quel 2008, «la filiale di Forlì della Banca d’Italia risultava su base nazionale addirittura al secondo posto, con
un valore assoluto di 897 banconote da 500 euro emesse per ogni mille abitanti». «Un primato “singolare”», chiosano i magistrati che cessa solo quando l’inchiesta scoperchia la rotta del riciclaggio Forlì-Rimini. «Le banconote da 500 ogni mille abitanti scendono da 897 a 125», scrivono. Mentre gli ispettori della Banca d’Italia lasciano la Romagna con un verdetto: «Dall’analisi della documentazione, non sono emerse irregolarità in ordine all’operato della filiale di Forlì».

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