Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Un fallimento su base europea

Messa a punto la riforma italiana del diritto fallimentare, occhi puntati sul lavoro, in sede europea, sul gruppo di lavoro in materia di fallimenti e ristrutturazioni nell’ambito dell’armonizzazione delle norme sulla crisi d’impresa promosso dalla Commissione europea. Il gruppo di esperti dei vari paesi collabora con la Commissione Ue nella stesura di una potenziale proposta legislativa che includa le norme minime in tema di ristrutturazione dei debiti e insolvenza.

«Sempre più spesso l’insolvenza e le crisi aziendali riguardano società che operano in più ordinamenti, e attraverso società che hanno sede in paesi diversi», spiega Bruno Cova, managing partner Paul Hostings. «Questi gruppi di società operano come unico soggetto economico, ma in caso di crisi o insolvenza le soluzioni devono tener conto della necessità di tutelate i creditori di ciascun soggetto giuridico, contemperando questa esigenza con quella di garantire un efficiente processo di ristrutturazione o di insolvenza del gruppo.

Con queste finalità l’Unione Europea già dal 2001 ha adottato un regolamento sulle insolvenze transfrontaliere, che è stato oggetto di un significativo aggiornamento nel 2015. Le questioni più complesse sono quelle afferenti alla cooperazione fra gli organi delle procedure, i rapporti fra le procedure principali e quelle secondarie, il trattamento dell’insolvenza dei gruppi, nonché questioni giurisdizionali legate al principio così detto del Comi, o Centre of Main Interest».

Stiamo parlando di un fenomeno le cui dimensioni sono di non facile quantificazione.

I più recenti dati annuali di Cerved disponibili indicano un aumento dei fallimenti nel 2014 rispetto al 2013, per un totale di oltre 15000 imprese fallite.

Sono in calo le procedure concorsuali non fallimentari (circa 2800 nel 2014).

Tornando alla commissione i membri italiani sono tre, con l’ultima entrata di Stefania Bariatti, già socio e ora consulente dello Studio Chiomenti, docente di Diritto internazionale e International insolvency law all’Università di Milano, facoltà di Giurisprudenza, nominata dalla Commissione Europea a fine dicembre 2015.

«Il gruppo è composto da una ventina di esperti provenienti da vari Stati membri con esperienze diverse nel settore dell’insolvenza: avvocati, giudici, accademici, giuristi d’impresa» spiega Bariatti ad Affari Legali.

L’attenzione della Commissione, in particolare delle unità giustizia e servizi finanziari, è concentrata su questo progetto, che ha un’importanza rilevante ai fini della realizzazione della Capital Markets Union, uno dei programmi più attesi per il rilancio dell’economia europea. In questa prospettiva la Commissione già nel 2014 aveva adottato una Raccomandazione su un nuovo approccio all’insolvenza, sulla cui base alcuni Stati membri hanno modificato le norme nazionali per prevedere procedure di pre-insolvenza e strumenti di ristrutturazione dei debiti. «L’armonizzazione del diritto dell’insolvenza si pone quale sviluppo della Raccomandazione al fine di ridurre le divergenze tra le legislazioni nazionali che possono ostacolare gli investimenti e l’accesso ai finanziamenti e dunque rendere meno efficace la Cmu Il Piano di azione per la Cmu presentato a settembre e la Strategia per il mercato unico di ottobre prevedono proprio che entro la fine del 2016 la Commissione proponga un atto sull’insolvenza delle imprese, comprendente misure sulla ristrutturazione tempestiva, che miri a ridurre le barriere alla libera circolazione dei capitali e si fondi su quei regimi nazionali che hanno dimostrato di funzionare in modo efficace» aggiunge la Bariatti.

Fra i temi maggiormente dibattuti in ambito comunitario c’è la necessità di mettere a disposizione delle imprese strumenti efficaci ed efficienti di risanamento e di risoluzione della crisi, azionabili anche in via preventiva ed anticipata e tali da consentire una seconda opportunità per rilanciare le attività imprenditoriali.

Occorre però realizzare una maggiore armonizzazione e compatibilità delle normative concorsuali domestiche, in quanto sussistono ancora divergenze significative tra le legislazioni nazionali, che potrebbero ostacolare il raggiungimento degli obiettivi sul piano comunitario. «Anche all’esito della emanazione del nuovo Regolamento Ue n. 2015/848 relativo alle procedure di insolvenza transfrontaliera, si discute molto della necessità di prevenire fenomeni di forum shopping fraudolenti o pretestuosi (che consistono nel trasferimento di beni o procedimenti giudiziari da uno Stato membro all’altro al fine di ottenere una posizione giuridica più favorevole a danno della massa dei creditori), nonché di gestire in modo uniforme e coordinato, tramite appositi meccanismi di cooperazione e coordinamento, l’insolvenza di imprese facenti parte di un gruppo ed aventi sede in diversi Stati membri» spiega Gabriella Covino, partner dello studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, responsabile del dipartimento restructuring.

Le linee guida lungo cui si muove il lavoro a livello comunitario sono molteplici e gli obiettivi di ampio respiro. «Le procedure concorsuali sono intese non più in termini meramente liquidatori, ma come strumenti efficaci ed efficienti di risanamento e di risoluzione della crisi d’impresa, idonei a garantire la continuità aziendale ed azionabili anche in una fase preliminare, in funzione di allerta e prevenzione.
Si tende inoltre a diminuire l’incertezza e a creare un clima più favorevole alle imprese e agli investimenti, in modo da sostenere l’attività e consentire la ripresa economica.

La grande sfida consiste nel realizzare una gestione adeguata e spedita delle situazioni di difficoltà economico-finanziaria dei debitori, tutelando nel contempo gli interessi dei creditori e degli altri soggetti coinvolti nella crisi» conclude.

«Le istituzioni europee hanno affermato, in una serie di documenti redatti ai massimi livelli, che la normativa sull’insolvenza non può più essere considerata un affare interno degli Stati membri. Una buona legislazione nazionale favorisce l’avvio di imprese e l’afflusso di capitali, una legislazione inefficiente scoraggia gli investimenti e riduce il tasso di recupero dei crediti. E i bilanci delle banche europee sono piene di crediti deteriorati, che non vengono smaltiti a causa di legislazioni inefficienti. Ciò produce un peggioramento dell’economia europea nel suo complesso. L’Italia ne è un esempio, soprattutto per i lunghissimi tempi di recupero. Poiché il diritto fallimentare incide sulle banche e sulle imprese, e dunque sul livello di benessere di tutti i cittadini europei, le istituzioni europee intendono arrivare a leggi fallimentari che abbiano uno standard di qualità minimo. Ciò favorirà la circolazione di capitali all’interno del mercato europeo, con beneficio di tutte le economie» spiega Lorenzo Stanghellini, ordinario di Diritto commerciale all’Università di Firenze, membro della sopraricordata commissione. Che aggiunge: «A livello europeo la Commissione intende presentare una proposta di direttiva entro la fine del 2016. Non so se questo sia realistico, ma la determinazione appare molto forte, anche date le pressioni che vengono dai vertici delle istituzioni europee (si veda il Rapporto dei cinque presidenti) in conseguenza del problema della massa di crediti deteriorati presenti nei bilanci delle banche europee».

«Le principali linee di azione sono quelle relative a facilitare l’alleggerimento delle pesanti posizioni di crediti deteriorati che affliggono i bilanci delle banche italiane, e al rendere il mercato italiano più appetibile per i capitali esteri portando così nuove risorse alle imprese nazionali.

In quest’ambito è necessario continuare il percorso di introduzione di norme che rendono le procedure di crisi e di insolvenza più efficienti e più aperte al mercato, facilitino l’esercizio dei diritti dei creditori e aprono il mercato dei finanziamenti e del mercato secondario dei crediti ai grandi soggetti internazionali che in altri ordinamenti giocano un ruolo molto positivo nella risoluzione delle crisi» conclude Cova.

Federico Unnia

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un balzo in avanti. In parte previsto, ma che comunque apre una prospettiva diversa rispetto al pess...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Decontribuzione dal 50 al 100% per i lavoratori che usciranno dalla cassa integrazione del settore t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dica la verità, senatrice Bongiorno, ma la Lega vuole davvero i fondi del Recovery che sono legati ...

Oggi sulla stampa