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Un doppio tavolo con la Giustizia

Un tavolo con il ministero della giustizia su conciliazione e geografia giudiziaria. Lo chiederà l’Organismo unitario dell’avvocatura al XXXI congresso nazionale forense, dal titolo «L’avvocatura per una democrazia solidale. Il cittadino prima di tutto», che aprirà i battenti oggi a Bari.

L’Oua, d’altra parte, si presenta all’assise forte della bocciatura, da parte della Corte costituzionale, dell’obbligatorietà della mediazione, ottenuta grazie al ricorso presentato a suo tempo al Tar, che ha poi rimandato la decisione alla Consulta. Ma si presenta anche con l’impegno del ministro della giustizia, Paola Severino, di rivedere i parametri degli avvocati e l’accesso alla professione. Impegno ottenuto proprio l’altro ieri nell’incontro che si è tenuto in via Arenula, dove hanno partecipato anche le associazioni forensi (si veda ItaliaOggi di ieri). Questo congresso, però, segnerà anche il futuro dell’Oua, chiamata ad eleggere il nuovo presidente. Gli obiettivi dell’assise di Bari li ha illustrati però il presidente uscente, Maurizio de Tilla, che, qualora fosse modificato lo statuto dell’Organismo, sarebbe pronto a ricandidarsi alla guida dell’Oua.

Domanda. Presidente, quali sono gli obiettivi di questo congresso?

Risposta. Abbiamo in campo diverse questioni fondamentali. Per quanto riguarda l’Oua, l’avere ottenuto la sentenza di incostituzionalità dell’obbligatorietà della conciliazione è un grande risultato. Perché la legge non funziona, e non solo per l’eccesso di delega, ma proprio per come è strutturata, per le oltre mille camere private che si sono accreditate al ministero della giustizia e che hanno investito più di 500 milioni di euro. Detto ciò, siamo favorevoli all’incremento della mediazione facoltativa e al fatto che una buona parte delle controversie si risolva con questo procedimento. Questo è il primo segnale che daremo al congresso.

D. E poi?

R. La seconda questione riguarda la battaglia che stiamo combattendo contro l’eliminazione degli uffici giudiziari. Uno su due è a rischio chiusura, e dall’altra parte c’è un’ordinanza della Corte costituzionale in senso opposto e tutti i Tar sono stati investiti sulla questione della legittimità della legge. Siamo convinti che anche su questo punto stiamo cogliendo nel segno. Abbiamo dichiarato al ministro la nostra disponibilità ad aprire un tavolo su mediazione e geografia giudiziaria. Chiederemo quindi al congresso di confermare questa linea.

D. Ministro che ha dato invece la sua disponibilità sulla revisione dei parametri e dell’accesso. Cosa ne pensa?

R. Dobbiamo fare un plauso al guardasigilli che si è prodigato per accogliere le nostre richieste. Il documento sui parametri, in particolare, contiene punti fondamentali per la professione forense (si veda altro articolo in pagina, ndr).

D. E sulla riforma dell’avvocatura? Siete favorevoli alla sua approvazione senza modifiche?

R. Siamo favorevoli alla legge professionale e condividiamo l’iniziativa giudiziaria del Cnf sulla delegificazione. Pensiamo che il congresso possa esprimersi positivamente su questo punto. Certo, se noi avessimo la certezza che la Camera approva rapidamente la riforma, ci sarebbero delle modifiche da apportare. In particolare alla disciplina della governance, alle specializzazioni e all’accesso. Altrimenti, senza garanzie da Montecitorio, siamo per l’approvazione rapida al Senato.

D. A suo giudizio, come si sta muovendo la categoria nei confronti della politica? Spesso sembra prevalgano le divisioni.

R. L’avvocatura ha tenuto botta a tutti gli attacchi del governo e sta combattendo nel modo migliore possibile. Non sono d’accordo sulle conflittualità all’interno della categoria. Oua e Cnf, a mio parere, devono operare in simbiosi, perché l’avvocatura ha bisogno di una doppia rappresentazione molto unita. Pian piano stiamo realizzando i nostri obiettivi, che non riguardano solo la categoria ma tutti gli avvocati.

D. Si parla di una sua ricandidatura a presidente dell’Oua. Come risponde?

R. Che ho già dato moltissimo in questi anni di presidenza, che se l’avvocatura mi chiama a un compito, anche diverso da quello attuale, sono a completa disposizione. Ma non sarò certo io a farmi avanti. Per quanto mi riguarda posso dire che ho sempre messo in primo piano gli interessi degli avvocati.

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