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Un documento d’identità unico

Carta d’identità e tessera sanitaria su unico supporto. A stabilire le regole per la nascita del «documento digitale unificato» sarà un dpcm, messo a punto con l’ausilio dei ministeri dell’interno, dell’economia, della salute e della p.a. L’anagrafe della popolazione residente diventa nazionale (Anpr) e completamente telematica, subentrando alle anagrafi tenute dai comuni e assorbendo anche l’Indice nazionale delle anagrafi (Ina) e l’anagrafe dei residenti all’estero.

Le comunicazioni web abbracciano anche i certificati di nascita e morte.

Giro di vite, poi, sulle tessere di riconoscimento rilasciate personale civile e militare dello Stato ai sensi dell’articolo 1 del dpr n. 851/1967: ad averne diritto sarà solo il personale in servizio e non più quello in quiescenza o a riposo. Stop anche agli analoghi documenti di riconoscimento attualmente nelle mani dei coniugi e dei figli under-21 del personale pubblico. È quanto prevede la bozza del dl che reca disposizioni urgenti per l’Agenda digitale e le start up innovative che sarà al vaglio di uno dei prossimi consigli dei ministri.

E proprio in capo all’esecutivo arriva una scadenza in piana stabile per il monitoraggio e la graduale implementazione della strategia digitale: entro il 31 ottobre di ogni anno, infatti, il governo dovrà presentare sul tema una relazione alle commissioni parlamentari, nonché trasmettere alle camere un apposito disegno di legge per l’incentivo e lo sviluppo dei servizi digitali. Assumerà cadenza annuale pure il censimento della popolazione e delle abitazioni: a partire dal 2016 l’Istat dovrà effettuarlo tutti gli anni, in linea con le best practice internazionali. Dal 2013 al 2015 l’Istituto di statistica avrà tempo per effettuare le prove, ossia per testare sul campo diverse metodologie e modalità di esecuzione che possano elevare la qualità e la precisione dei risultati censuari.

Si fa sempre più telematico, inoltre, il dialogo tra cittadini ed enti pubblici. Ognuno potrà indicare, con le modalità che saranno stabilite da un dm, un indirizzo di posta elettronica certificata quale proprio domicilio digitale. Dal prossimo 1° gennaio, salvo i casi in cui sono previste procedure di notifica più rigide, le p.a. dovranno comunicare con il cittadino esclusivamente tramite l’indirizzo Pec indicato e senza alcuna spesa. Qualora ciò non avvenisse si avrebbe una violazione, con responsabilità disciplinare a carico del funzionario incaricato.

Esteso l’obbligo di comunicare al registro delle imprese l’indirizzo Pec, stabilito dal dl n. 185/2008, ora allargato alle imprese individuali e artigiane che nascono successivamente all’entrata in vigore del decreto. Quelle già costituite dovranno invece a depositare l’indirizzo Pec presso la competente camera di commercio entro il 31 dicembre 2013.

Ma le novità non risparmiano i trasporti e l’istruzione. Riguardo al primo tema, le aziende di trasporto pubblico locale dovranno adottare sistemi di bigliettazione elettronica per facilitare la fruibilità dei mezzi e in grado di ricevere pagamenti attraverso strumenti mobili, inclusi smarthpone o tablet (dm attuativo da emanare entro 90 giorni dall’entrata in vigore del dl). Per quanto concerne la formazione, invece, a decorrere dall’anno accademico 2013-2014 le università dovranno costituire il fascicolo elettronico dello studente, contenente tutti i documenti, gli atti e i dati inerenti la carriera universitaria. Il dossier digitale servirà anche per semplificare i soggiorni di studio all’estero e la mobilità nazionale degli studenti tra un ateneo e l’altro. Dall’anno scolastico 2014-2015 si digitalizzerà pure sui banchi di scuola: il collegio dei docenti dovrà adottare esclusivamente libri nella versione e-book o mista (digitale e cartacea). Infine, nuovo slancio all’utilizzo della moneta elettronica: dal 2014 chi vende al dettaglio beni o servizi, inclusi i professionisti, sarà tenuto ad accettare pagamenti tramite carte di debito. Eventuali importi minimi, modalità e termini saranno disciplinati da uno o più dm dello Sviluppo economico e del Mef, sentita la Banca d’Italia

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