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Un divorzio in sei mesi

Un divorzio «consensuale» potrà essere ottenuto in sei mesi: tanto durerà, infatti, la separazione per le coppie che decidono (concordemente) di sciogliere il proprio vincolo matrimoniale. Termine che sale, invece, a 12 qualora per dirimere le questioni connesse alla fine di una relazione coniugale vi sia bisogno dell’intervento del giudice.

Con 228 voti a favore, 11 contrari ed 11 astenuti, il senato ha approvato ieri il disegno di legge 1504 che modifica la disciplina sulla cessazione degli effetti civili delle nozze: il cuore della normativa, che passa al vaglio dei deputati in terza lettura, è sicuramente il taglio della fase di separazione, attualmente di 3 anni, propedeutica alla possibilità di presentazione della domanda di divorzio che, invece, viene accorciata e ricondotta in un arco temporale (a seconda che marito e moglie optino per la via giudiziale, oppure procedano di comune accordo verso l’addio) che va da un semestre a un anno. Il termine, si legge nel primo articolo del provvedimento, «decorre dalla comparizione dei coniugi dinanzi al presidente del tribunale». L’articolo 2 del ddl, poi, anticipa lo scioglimento della comunione dei beni, al momento in cui il presidente del tribunale autorizza i membri della coppia a vivere sotto un tetto diverso, mentre l’articolo 3 prevede che le nuove disposizioni si applichino ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge.

Nella seduta pomeridiana di due giorni fa, in cui erano stati votati gli emendamenti, al culmine di una contrapposizione all’interno della stessa maggioranza di governo (fra parte del centrosinistra e Ap), era stata stralciata, su proposta della stessa relatrice Rosanna Filippin (Pd), una norma, al comma 2 dell’articolo 1, introdotta dai senatori della commissione giustizia, che introduceva il cosiddetto divorzio «diretto» (si veda anche ItaliaOggi di ieri); il testo, che essendo stato espunto dall’articolato è finito come da regolamento subito in un’autonoma proposta legislativa assegnata agli organismi parlamentari competenti, stabiliva si potesse accedere alla procedura per lo scioglimento del matrimonio saltando il periodo di separazione legale, e prevedendo che, anche in assenza di tale fase di allontanamento, i coniugi potessero chiedere al giudice la cessazione del vincolo (quando non vi fossero, però, figli minori, figli maggiorenni portatori di handicap, ovvero figli di età inferiore a ventisei anni economicamente non autosufficienti). Il restyling del divorzio vede un allineamento politico trasversale, tanto che ai «sì» dei democratici si sono uniti quelli di Fi, M5s e Lega Nord. E, adesso, Montecitorio si appresta al varo definitivo delle norme, laddove la presidente della II commissione, Donatella Ferranti (Pd), parla di «una legge doverosa, in linea con i tempi e con gli altri paesi, un passo in avanti di civiltà giuridica e sociale», e considerando che, nella sostanza, «rimane confermato l’impianto già approvato 10 mesi fa, credo che la terza lettura potrà essere rapida», conclude la deputata.

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