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Un credito d’imposta per tutti

Tutti gli investimenti effettuati dal 25 giugno 2014 potranno beneficiare del credito di imposta del 15%. Il credito d’imposta viene concesso a tutte le imprese, pmi e grandi, che effettuano investimenti in macchinari. Il nuovo credito di imposta è stato istituito con il decreto legge 24 giugno 2014, n. 91 «Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea».

L’articolo 18 del dl, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 giugno scorso, ha introdotto il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi.

Non si tratta di un aiuto di stato, elemento che premette di agevolare con percentuali normalmente non concedibili anche le medie e grandi imprese ubicate nelle zone del centro nord. Ricordiamo che per essere un aiuto di stato compatibile con i parametri Ue, gli aiuti per le medie imprese non possono eccedere il 10%, mentre quelli per le grandi non possono proprio essere concessi a fronte di investimenti produttivi. Unica eccezione a queste situazioni di normalità sarebbe la collocazione delle imprese in aree sottoposte a deroga (107.3c o 3a).

Salvo sorprese in sede di conversione in legge, il credito d’imposta dovrebbe comportarsi, relativamente alla cumulabilità con altre agevolazioni, come la Tremonti-Ter. Quest’ultima, poiché rientrava nell’ambito delle decisioni di fiscalità del singolo stato, non alterava la concorrenza ed era utilizzabile da tutte le imprese senza limitazione di dimensione né di territorialità né di settore.

Il decreto conferma quanto già anticipato da ItaliaOggi Sette del 23 giugno: gli investimenti dovranno essere effettuati entro il 30 giugno 2015, le spese ammissibili devono riguardare beni che siano riconducibili a quanto previsto dal codice Ateco 28, ogni singolo bene facente parte del progetto di investimento deve avere un costo imponibile di almeno 10 mila euro. Per procedere alla determinazione del credito di imposta spettante, pari al 15% dell’investimento ammissibile, le imprese devono prima determinare l’importo degli investimenti effettuati nei cinque anni precedenti.

Per fare questo il decreto non specifica ancora i metodi di calcolo esatti. Rifacendosi a quanto emerso nel passato, il calcolo dovrebbe essere fatto considerando tutti gli investimenti effettuati e rientranti nel codice Ateco 28, considerando il valore dei beni in fattura eventualmente decurtato dall’importo di eventuali contributi ottenuti e del valore dei beni usati. Una volta acquisito questo dato, l’impresa ha la facoltà di togliere l’anno in cui ha effettuato il maggior importo di investimenti e poi di effettuare il calcolo della media sugli altri anni rimanenti.

Ammissibili investimenti su tutto il territorio nazionale. Possono ottenere il contributo i soggetti titolari di reddito d’impresa che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della tabella Ateco.

Gli investimenti sono ammissibili solo se sono destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello stato, a decorrere dal 25 giugno 2014 e fino al 30 giugno 2015.

Il credito d’imposta si applica anche alle imprese con un’attività d’impresa inferiore ai cinque anni. Per queste la media degli investimenti in beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della tabella Ateco da considerare è quella risultante dagli investimenti realizzati nei periodi d’imposta precedenti al 2014 o al 2015, a seconda dell’anno di realizzazione degli investimenti. Anche in questo caso le imprese hanno la facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore.

Per le imprese costituite successivamente al 25 giugno 2014 il credito d’imposta si applica con riguardo al valore complessivo degli investimenti realizzati in ciascun periodo d’imposta. La modalità di calcolo infatti permette, con riferimento al 2015, di eliminare un anno di investimenti effettuati, identificato con il solo 2014. È quello l’anno che viene eliminato, quindi non rimangono investimenti antecedenti.

Questa precisazione porta a capire che la media degli investimenti viene effettuata su un periodo di 12 mesi, mentre gli investimenti effettuati vengono considerati solo nel semestre «lungo» 25 giungo-31 dicembre per il 2014 e, poi, nel primo semestre per il 2015. È di tutta evidenza che se gli investimenti del 2014 saranno molto elevati, anche considerando la possibilità di utilizzare il credito di imposta, quest’anno potrà comunque essere eliminato dal calcolo della media per determinare il credito d’imposta spettante per gli investimenti 2015.

Utilizzo in tre annualità. Il credito d’imposta va ripartito e utilizzato in tre quote annuali di pari importo e indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riconoscimento del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi nei quali il credito è utilizzato. Non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive. Può essere utilizzabile esclusivamente in compensazione su F24 andando ad abbattere Iva, Irap, contributi e similari. Non è soggetto al tetto massimo di utilizzo annuale di 250 mila euro fissato dal comma 53 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244. La prima quota annuale è utilizzabile a decorrere dal 1° gennaio del 2016 per gli investimenti effettuati nel 2014, si posticipa di un anno per quelli successivi.

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