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Un concordato già fallito

Il concordato in bianco, o preconcordato, nove volte su dieci si rivela un tentativo di frode ai creditori. Il boom di domande che si stanno riversando sui tribunali, quindi, più che far registrare il successo della riforma introdotta dal governo Monti con il decreto legge 83 del 2012, ne certifica il sostanziale fallimento.

Un altro buco nell’acqua del cosiddetto governo dei tecnici. I dati sono impietosi. Nei primi sei mesi di entrata in vigore della riforma che consente all’impresa in crisi di presentare domanda di concordato senza allegare alcun piano di risanamento, i registri delle imprese hanno già in carico 769 richieste (ma quelle presentate e non ancora registrate sono almeno il doppio). Nello stesso periodo dell’anno precedente furono meno della metà: 351. Secondo l’esperienza del tribunale di Milano (non ci sono ancora dati più completi) l’80-90% delle domande di concordato in bianco finisce in dichiarazioni di inammissibilità o di fallimento. Si tratta, quasi sempre, dell’ultima carta giocata dall’imprenditore, la più disperata, prima di gettare le armi. Un modo per prendersi ancora qualche mese di tempo nella speranza che la situazione migliori. Un atteggiamento comprensibile, se non fosse che si finisce quasi sempre per aggravare il danno causato ai creditori. Rischiando molto spesso di trascinarli nella spirale perversa dalla quale si tentava di uscire. L’obiettivo del legislatore era esattamente l’opposto, concedere per qualche mese di tempo un ombrello protettivo che, tra l’altro, impedisce le azioni esecutive dei creditori, per consentire all’imprenditore di trovare una strada praticabile di risanamento. Lodevole intento. Che non tiene conto però della drammaticità della situazione economica attuale. Quale imprenditore in crisi di liquidità non valuterebbe con favore l’ipotesi di proporre ai propri creditori una moratoria dei pagamenti di due o tre mesi e poi la chiusura di tutte le pendenze con il pagamento di una somma che può anche essere inferiore alla metà di quella dovuta (ma nel passato si sono chiusi concordati anche con percentuali irrisorie)? Magari con la possibilità di ripartire subito dopo cambiando semplicemente il cappello. Una tentazione frenata nella maggior parte dei casi dai problemi (con banche, clienti, fornitori) che una richiesta del genere può causare. Ma chi ha già l’acqua alla gola non si fa più certe remore. E fa danni con il moltiplicatore.

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