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Un colpo di spugna sulle sanzioni

Archivio Unico Antiriciclaggio: procedimenti sanzionatori da archiviare. Abolitio crimis per le violazioni degli articoli 36, 37, 38 e 39 del decreto legislativo 231 del 2007 recante disposizioni in materia di omessa o irregolare istituzione o tenuta dell’Archivio Unico Informatico.

Lo prevede la circolare del ministero dell’economia, diramata il 6 luglio (prot. DT54071), con la quale vengono fornite istruzioni operative di dettaglio sull’applicazione e calcolo del nuovo regime sanzionatorio in vigore dal 4 luglio scorso per effetto delle modifiche e integrazioni apportate alla legge antiriciclaggio dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90.

Il ministero dopo avere ricordato che il primo periodo del novellato articolo 69, comma 1, prevede che: «Nessuno può essere sanzionato per un fatto che alla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente Titolo non costituisce più illecito», precisa che la disposizione stabilisce il classico meccanismo della abolitio criminis, di matrice penalistica, in base al quale nessuno può essere sanzionato per una condotta che, pur essendo illecita in base alle disposizioni in vigore al momento del fatto, non è più prevista come tale dalla legge in vigore al momento della irrogazione della sanzione.

Pertanto, qualora la condotta contestata come illecita ante novella (cioè prima delle modifiche apportate alla legge antiriciclaggio dal citato decreto 90/2017), non risulti più sanzionata, l’ufficio competente all’irrogazione della sanzione dovrà emanare un provvedimento di archiviazione in quanto il fatto non è più previsto come violazione amministrativa dalle disposizioni in vigore.

A diverse conclusioni deve invece giungersi con riguardo alle violazioni dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette commesse prima del 4 luglio 2017; in tal caso non troverà applicazione il principio dell’abolitio crimis bensì quello del favor rei in ragione del quale occorre stabilire in concreto, dice il ministero dell’economia, qual è la normativa più favorevole ai fini della determinazione della sanzione da applicare. A tal fine il procedimento da seguire si articola nei seguenti passaggi:

1) Verifica, ai sensi della nuova disciplina normativa, dell’ascrivibilità della violazione riscontrata alla fattispecie di cui al nuovo articolo 58, comma 1 del dlgs 231/07, per la quale è prevista una sanzione di euro 3 mila (sostitutiva della precedente sanzione applicabile in misura dal 1% al 40% dell’importo dell’operazione)

2) Determinazione della sanzione applicabile in base alla diversa normativa «all’epoca della commessa violazione» ai sensi del nuovo articolo 69, comma 1, mediante applicazione dei criteri ordinariamente adottati nella vigenza della precedente normativa.

Dallo stesso ministero dell’economia dovranno ora giungere le disposizioni attuative del nuovo articolo 21 della legge antiriciclaggio con il quale si prevede l’istituzione, presso il Registro delle imprese, di una specifica sezione dei titolari effettivi; con apposito decreto il ministero dovrà regolare le modalità di accesso a tale sezione dalla cui mancata istituzione discende anche l’inapplicabilità del nuovo articolo 22 del dlgs 231/07 con il quale viene prevista l’impugnabilità ai sensi dell’articolo 2377 del codice civile delle deliberazioni societarie assunte in assenza di una precisa indicazione del titolare effettivo delle quote partecipative della società.

Fabrizio Vedana

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