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Un Catasto «anti-evasione»

di Gianni Trovati

Quella del Catasto sarà la «prima riforma fiscale» in agenda, perché rappresenta «uno strumento di lotta all'evasione», in grado inoltre di «correggere squilibri e abusi, anche involontari».
La revisione del sistema su cui poggia il fisco del mattone, anticipata nei giorni scorsi, entra da protagonista nella conferenza stampa di fine anno del premier Mario Monti. Certo, per abbandonare classi, categorie, rendite e moltiplicatori sostituendoli con valori legati a quelli effettivi, espressi dal mercato, «ci vorrà tempo» ma, assicura il presidente del Consiglio, «la riforma è stata avviata» e punta a «introdurre maggiore aderenza fra Fisco e realtà».
L'obiettivo dichiarato, ha ribadito Monti in linea con le riflessioni filtrate da Palazzo Chigi e ministero dell'Economia negli ultimi giorni, non è l'aumento del gettito, ma una sua redistribuzione su base più equa. Il risultato, se la riscrittura delle regole fiscali sul mattone andrà in porto evitando il tramonto prematuro toccato in sorte alle deleghe del 1999 e del 2007, dovrà essere a «costo zero» a livello complessivo, nel senso che non dovrebbe aumentare la pressione del fisco sul mattone. A cambiare, in modo anche sensibile, dovrà però essere il conto presentato a ogni proprietario: chi oggi è "graziato" da rendite catastali ultraleggere, sideralmente lontane dalla realtà dell'immobile, rischierà di pagare in futuro molto di più, mentre alla riforma può guardare con speranza chi oggi possiede case più "pregiate" per il fisco che per il mercato.
Nel sistema «squilibrato» di oggi, fondato su indicatori nati per valutare la redditività e poi rozzamente trasformati per misurarne il valore, capita infatti di tutto. In media, i valori di mercato superano di 3,73 volte quelli catastali, ma non sono pochi i casi in cui la gerarchia si capovolge (si veda anche Il Sole 24 Ore di ieri).
Prima di azzardare i risultati della riforma occorrerà conoscerne i dettagli applicativi, ma, per esempio, nel caso dell'Imu aliquote fondate sui valori dell'Osservatorio immobiliare, e opportunamente abbassate rispetto alle attuali per evitare di gonfiare ulteriormente il gettito, porterebbero aumenti anche del 240% nel centro storico di alcune metropoli e sconti fino al 70-80% in alcune città medio piccole, soprattutto del Centro-Nord dove i valori fiscali sono stati aggiornati più di recente.
Tutto, ovviamente, dipende dalle modalità applicative, anche perché il tema-casa è iper-sensibile dopo la reintroduzione dell'imposta sull'abitazione principale e i moltiplicatori applicati agli altri immobili.
Monti ieri ha respinto l'idea che dopo la manovra «la tassazione sia maggiore di prima», rimarcando anche che le detrazioni per l'abitazione principale azzerano il conto per «sei milioni di case», ma sugli altri immobili il rischio rincari è forte (la loro entità dipende anche dai Comuni, che però dopo la manovra devono far fronte a una stretta ulteriore delle risorse a loro disposizione) e si fa particolarmente pesante per appartamenti in affitto, negozi e imprese. Dal Pdl si è fatto a sentire il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri, per sostenere il proprio «no a nuove tasse sulla casa», mentre dal versante sindacale è intervenuto il leader Cisl, Raffaele Bonanni, per chiedere di «tassare i patrimoni immobiliari, e con le risorse ottenute scalare le tasse a lavoratori e pensionati».

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