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Un cartellino rosso all’elusione

Sgambetto dell’Ocse all’evasione fiscale. L’Organizzazione di Parigi ha raggiunto un’intesa con il G20 sui primi 6 punti dei 7 previsti dalla road map fissata l’anno scorso per combattere l’ottimizzazione fiscale delle imprese multinazionali. Unico escluso, il tema delle pratiche fiscali dannose, su cui Ocse e G20 non sono riusciti a trovare un accordo su alcuni passaggi tecnici importanti. Successo a tutto tondo, invece, per la prima mezza dozzina di interventi messi a punto dall’Ocse: sviluppare uno strumento multilaterale per modificare i trattati bilaterali e ottimizzare i sistemi tributari dei paesi per evitare disallineamenti. «I paesi devono iniziare a mettere in atto le raccomandazioni per il coordinamento delle legislazioni fiscali in modo da neutralizzare le asimmetrie oggi esistenti. Così facendo si metterebbe la parola fine alle deduzioni multiple per una singola spesa, alle deduzioni in un paese senza corrispondenti in altri paesi o alla generazione di crediti fiscali multipli». Non solo. Ocse e G20 hanno sottoscritto un impegno formale ad agire per prevenire l’assegnazione di benefici da trattati in circostanze inappropriate e introdurre documentazione sui prezzi di trasferimento e reporting paese-per-paese per le aziende multinazionali. «È necessario aumentare la qualità delle informazioni trasmesse alle autorità fiscali e limitare il fardello burocratico che affossa il business», si legge nel documento approvato ieri dall’Ocse. «Oltre a un master file e a file locali compilati dalle imprese multinazionali, è necessario predisporre un file standard con le informazioni fiscali sui prezzi di trasferimento compilato dalle imprese, uguale in tutti i paesi». Gli esperti di Parigi hanno poi stabilito la necessità di regolamentare localizzazione e trasferimenti degli asset intangibili e neutralizzare gli effetti dell’utilizzo di strumenti ibridi. «Quello presentato dall’Ocse, su mandato del G20, è un pacchetto storico di iniziative, un passo cruciale contro l’ottimizzazione fiscale delle multinazionali, ma lascia aperte due sfide», ha ammesso il presidente dell’Organizzazione di Parigi, Angel Gurria: «La sfida dell’implementazione e quella dell’inserimento dei paesi in via di sviluppo nel processo». Secondo il numero uno dell’Ocse, i paesi che hanno ingaggiato la crociata contro l’evasione internazionale si trovano adesso a metà strada. «Stiamo presentando 7 punti, ne presenteremo altri 8 nel 2015. Ma stiamo avanzando», ha aggiunto il direttore della divisione Politiche e amministrazione fiscale dell’Ocse, Pascal Saint-Amans, assicurando che «ciò che si è deciso avrà un impatto immediato». Se ci vorrà, infatti, del tempo per la traduzione in legislazione nazionale, l’implementazione e una serie di altri passaggi tecnici, l’impatto immediato è che le imprese si trovano di fronte la cruda realtà, e dovranno anticiparla e adattarsi alle nuove tendenze. L’obiettivo, ha spiegato Gurria, non è mettere in difficoltà le imprese o colpevolizzarle: «vogliamo che continuiamo a investire e creare posti di lavoro, ma vogliamo anche che paghino la loro giusta fetta di tasse». La parola passa adesso ai ministri delle Finanze dei paesi del G20 che dovranno confrontarsi sull’analisi dell’Ocse nel corso della 2 giorni di Cairns in agenda per il 20 e 21 settembre prossimi. Una volta ottenuto il disco verde, la bozza di raccomandazioni passerà al giudizio dei Capi di Stato e di governo che si riuniranno nel G20 di novembre.

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