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Un calendario contro l’incertezza

Ancora titoli a cedola fissa nel portafoglio, con rendimenti che oscillano da poco più di zero (Vw, 2016) al 4% (Banca Imi, 2018). E poi emissioni denominate in dollari Usa, che offrono fino al 2,55% (Apple, 2023), in attesa che il biglietto verde guadagni ulteriore terreno nei confronti dell’euro. Inoltre nel calendario 2015 delle buone cedole, anche se può apparire paradossale, dovrebbe esserci anche qualche Btp Italia, il titolo collegato al costo della vita nazionale. Ora l’inflazione è dormiente, ma nella seconda parte dell’anno potrebbe cominciare a manifestare sintomi di risveglio. E per il Btp Italia anche un minimo movimento si traduce, nell’arco dei sei mesi di rilevazione, in un’integrazione del valore delle cedole. Non sembrano invece allettanti, per ora, i Cct, i titoli indicizzati al rendimento dei Bot o al tasso Euribor. Le loro cedole future si manterranno su livelli medio bassi per molti mesi, perché i rendimenti degli strumenti a breve durata difficilmente si porteranno su valori superiori agli attuali. In questa pagina trovate tre tabelle, ognuna per una diversa tipologia di titoli, ma uniti da una caratteristica: i bond staccano la cedola in uno dei dodici mesi dell’anno. Emissioni da considerare se si ha la necessità di incassare gli interessi in uno specifico periodo. 
Lunga gittata
Per beneficiare di una redditività significativa, l’investimento dovrebbe essere indirizzato ad emissioni con durata superiore ai dieci anni. A fronte, però, di una rischiosità che, nel corso dei prossimi mesi, potrebbe creare problemi ai prezzi di mercato. In effetti, è difficile difendere il patrimonio investito in titoli di Stato e obbligazioni societarie quando si temono effetti negativi sulle loro quotazioni. Soprattutto se si ipotizza un rialzo dei loro rendimenti, ora attestati a livelli molto bassi.
Qual è l’origine di questi dubbi? L’esordio del 2015 è tutt’altro che tranquillo. Solo a gennaio almeno tre fattori d’incertezza potrebbero condizionare il comparto obbligazionario. In Italia termina il mandato del presidente della Repubblica, che ha scelto di dimettersi anzitempo. La Grecia va incontro a elezioni politiche anticipate il 25 gennaio, precedute, il 22, dalla riunione del direttivo della Bce.
Anche l’esito della riunione della Bce si presta a più interpretazioni. In particolare, se l’acquisto di titoli di Stato dei Paesi d’area euro avrà luogo o se, a causa di contrasti irrisolti, il «Quantitative Easing» verrà ulteriormente rinviato, se non addirittura accantonato. Ma il vero nodo da sciogliere è ciò che accadrà nell’imminenza del probabile aumento dei tassi Usa. Forse a giugno prossimo. L’area euro resisterà al contagio del rialzo? O i rendimenti dei bond vivranno di vita propria, mantenendo un livello basso ancora per molti mesi?
Le ipotesi sul tavolo
Nel breve periodo, è ipotizzabile che in area euro non si assista a scossoni particolari sulle quotazioni sia dei titoli di Stato, sia delle obbligazioni societarie. In effetti, pur a fronte di una divisione importante all’interno del direttivo della Bce tra membri dei Paesi virtuosi e non virtuosi, non è da escludere che, già da fine mese, prevalga la decisione di attuare il Quantitative Easing.
Ed è questa opportunità — largamente perseguita negli Stati Uniti con successo e in Giappone con risultati meno brillanti — che dovrebbe mantenere il livello dei rendimenti del comparto obbligazionario su valori bassi ancora per buona parte di quest’anno. Ne consegue che mantenere in portafoglio titoli con durata medio lunga, per il primo semestre del 2015, può rappresentare una buona strategia, in particolare se si è investito in vecchie emissioni. Anche di Paesi d’area euro virtuosi con rendimenti quasi nulli, ma che, in compenso, offrono un alto grado di sicurezza. Aspetto quest’ultimo da non trascurare.
Più complesso investire in obbligazioni societarie. Non perché manchino le proposte. Semplicemente perché gran parte degli strumenti non sono pensati per il pubblico retail ma per gli investitori istituzionali e quindi prevedono un investimento minimo di 100 mila euro. Che non è per tutte le tasche. La soluzione alternativa può passare da fondi di investimento specializzati in corporate bond, che consentono di puntare sull’asset con soglie di ingresso abbordabili e maggior diversificazione.
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